All'indomani dell'affondo contro l'Ue la premier benedice la kermesse di Milano (con l'Ue) sull'impatto del piano. E anche il padrone di casa ironizza...

Ferrovie e asili nido, centri di ricerca e biblioteche, incubatori e reti energetiche, scuole connesse e amministrazioni più efficienti. L’elenco delle riforme e dei lavori portati a termine nei cinque anni di implementazione del Pnrr è lungo e prestigioso. E ora che il piano da 194 miliardi di euro finanziato dall’Ue dopo la mazzata socio-economia della pandemia è in dirittura d’arrivo il governo le rivendica una per una. Lo fa in un maxi-evento di due giorni apertosi questo pomeriggio a Milano. Il regista dell’operazione è il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, l’uomo che dopo la “salita” di Raffaele Fitto a Bruxelles ha preso le redini della struttura che guida l’attuazione del Pnrr. La regia però è condivisa con la Commissione Ue, che ha altrettanto forte interesse a rivendicare l’impatto delle centinaia di miliardi investiti negli ultimi anni nell’economia d’Europa, Italia in testa. Sul palco dell’auditoritum del Museo della Scienza e della Tecnologia sfila mezzo governo – 8 ministri, oltre alla premier Giorgia Meloni (da remoto) -, tra video zeppi di cifre sui progetti varati dai diversi ministeri e smancerie con i rappresentanti di quella Commissione che ha fatto da sponsor e partner costante del processo. Ma l’Ue non era solo ieri per Meloni un «gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici»?