Biancaneve, Cenerentola, La Bella addormentata nel bosco. La fiaba: Wim Wenders la considera orrida e crudele, Walt Disney la comprende e genialmente ricrea: rende le fiabe animazione, voce e persona che nascono dal nulla, magicamente, cartone animato. Il suo Sleeping Beauty supera il modello di Perrault, La Bella addormentata; nel film Il flauto magico con le marionette, Bergman non ricrea solo un capolavoro musicale di Mozart, ma anche la sua storia che è una fiaba. Come è una fiaba, nuova e strana, La Tempesta, uno dei capolavori di Shakespeare. La fiaba non muore, si trasforma. E nel teatro italiano abbiamo la decennale presenza dei Colla, marionettisti fiabeschi di fama mondiale. E che cos’era la Gatta Cenerentola del benefico De Simone, se non un’opera di teatro musicale, da una fiaba di Basile, massimo autore del genere, napoletano barocco del Seicento? E il musical più seguito in assoluto e da sempre nel mondo, Cats, non è la versione teatrale e musicale di un libro di poesie fiabesco, sui Gatti, del Nobel Thomas Eliot, uno dei tre massimi poeti del Novecento? Ora in scena una fiaba famosa, in una riscrittura e una realizzazione davvero interessanti: Biancaneve di Robert Walser, regia di Andrea Lucchetta (al Teatro Astra, Torino, fino al 31 maggio). È una scelta importante questa del teatro che, diretto da Andrea De Rosa, uno dei migliori registi italiani di oggi, spicca per intensità e originalità del cartellone. Una scelta che riguarda il rapporto tra teatro e fiaba, classico anche in Italia: inscindibili nelle opere di Gozzi... ma è assente la fiaba nel capolavoro La locandiera del suo avversario, l’altro veneziano, Goldoni?Robert Walser riprende la classica Biancaneve per immaginare ciò che accade dopo il (presunto) lieto fine. Proprio laddove la narrazione tradizionale si interrompe, i personaggi principali – Biancaneve, la Regina, il Cacciatore e il Principe – si incontrano per parlare di ciò che è accaduto e dell’intenzione della Regina di uccidere la bellissima figlia, attraverso un fitto dialogo che mette in discussione i ruoli prestabiliti e l’identità individuale. Biancaneve, nel testo di Walser, non è più una vittima graziata dal fato, ma non diviene cattiva, come la madre regina non diviene buona. Se così fosse, Walser sarebbe un mediocre provocatore, non un autore. Biancaneve comprende i fatti, parla con la madre, con il cacciatore, cercando con loro di capire ciò che in realtà è avvenuto: la madre con i suoi baci induce il cacciatore a uccidere la bellissima, ma questi non regge, perché ha un cuore. E Biancaneve dubita di aver morso inconsapevolmente la mela avvelenata. Ci sono il bene e il male, ma una nuova Biancaneve, non stereotipata, li cerca, e con lei, come deve accadere nel teatro, collaborano gli altri attori, i buoni e i cattivi.«Nei testi di Walser - scrive il regista - c’è una tensione costante tra desiderio di innocenza e consapevolezza che questa innocenza non sia più davvero possibile. I suoi personaggi restano in bilico, non coincidono mai pienamente con il ruolo che incarnano: principesse che non desiderano essere salvate, personaggi che si smarriscono proprio nel momento in cui la salvezza dovrebbe compiersi. È come se, in Walser, il compimento della fiaba fosse sempre anche il suo punto di rottura. Non raccontare la fiaba, ma lavorare su ciò che resta quando la fiaba vacilla. Biancaneve si sveglia, e da quel risveglio qualcosa si sposta irrimediabilmente. Da lì si apre uno spazio di confronto. Biancaneve interroga, accusa, ricostruisce. Chiama in causa la madre, il cacciatore, il principe. Ma si trova di fronte a personaggi che negano, dissimulano, deviano continuamente il senso delle cose. È proprio in questa distanza che affiora la loro fragilità: una crepa che la finzione non riesce a contenere. Dentro questa tensione, Biancaneve ci è apparsa come un’eroina dell’amore. Portatrice di un amore puro, timido, silenzioso».Imitatio: termine latino che indica un’opera letteraria ispirata a un’altra, generalmente insuperabile, un modello. Così l’opera di chi scrive prosegue e in questo caso approvo la scelta di Walser di rendere più drammatica e complessa Biancaneve. Non convince nella fiaba originale il ruolo del principe. Al contrario della Bella addormentata nel bosco, fiaba che ho ripreso e imitato, in versi, e su cui ho scritto pagine saggistiche: Sleeping Beauty di Walt Disney, superiore al libro originale, perché fino alla fine non è scontato il finale, vede un principe che di fronte a lei, addormentata come morta, non ci crede, e la bacia, e lei si sveglia. La morte, grazie a un bacio, all’amore, si rivela non eterna, ma un sonno. Biancaneve non è una storia così forte, non c’è un bacio solo e invincibile come quello del principe che per la dormiente ha lottato e combattuto. No, questo di Biancaneve non agisce e non ama, e giustamente Walser lo tratta come un principino piccolo e inadeguato. Riscrive una nuova Biancaneve. Drammatica, vero teatro.