Sono passati 15 anni dalla sua creazione e un po’ si vede, ora che Alice’s adventures in Wonderland, la coreografia di Christopher Wheeldon, artista ricco di successi, ideata per il Royal Ballet, è approdata per la prima volta alla Scala di Milano.
Fantastiche le scenografie di Bob Crowley, carte da gioco giganti, stregatti animati e tutto il corollario surreale della storia di Lewis Carroll, dove una bambina precipita dalla tana del coniglio in un altro strano e strabiliante mondo. Ma la danza di Wheeldon, che intreccia tecnica del classico a spunti di contemporaneo, non suscita troppe emozioni, poco sostenuta, per di più, dalla musica non attrattiva di Joby Talbot, diretta da Koen Kessels.
Si apprezzano così i singoli personaggi nell’avvicendarsi del cast: il Bruco con le pailettes di Mattia Semperboni, lo stregatto-marionetta, la divertente Regina di Cuori nell’Adagio della Torta e, se alla prima c’era la étoile Nicoletta Manni, anche Virna Toppi fa percepire il piacere e le sfumature di un bel personaggio.
Da applaudire Linda Giubelli-Alice sempre in scena, piena di entusiasmo e espressività; ineccepibile come sempre Timofej Andrijashenko — Fante di cuori /Jack, e così il Cappellaio Matto-ballerino di tip tap di Marco Messina, il Bianconiglio di Marco Agostino.








