Vanno in scena il sogno, la purezza, l’invidia, le meraviglie della fiaba con tutti i suoi personaggi ed elementi: principi e principesse, re e regine, fate e streghe, incantesimi capaci di trasformare il sentimento nascente di una fanciulla in una notte profonda senza luna, i miracoli dell’amore che risvegliano al mondo e a sé stessi. “La Bella addormentata nel bosco”, su musica di Čajkovskij (diretta da Kevin Rhodes,) titolo inaugurale della nuova stagione di balletto del Teatro alla Scala (fino al 13 gennaio, ma è già quasi sold out), alla sua Prima dedicata a Giorgio Armani, ha letteralmente incantato il pubblico.
Anzi, lo ha ‘rapito’, trasportandolo in una dimensione di bellezza e perfezione che nemmeno a spettacolo finito si è dissolta, quando l’étoile Nicoletta Manni e il primo ballerino Timofej Andrijashenko, in coppia nei ruoli principali di Aurora e del Principe Désiré ma insieme anche nella vita, si sono baciati sul proscenio fra gli applausi scroscianti. La versione coreografica scelta per aprire una stagione davvero intrigante per il calibro dei nomi invitati e la varietà degli stili proposti, nell’allestimento creato da Franca Squarciapino per la Scala nel 1993 che rievoca la corte di Versailles, è di Rudolf Nureyev. La compose nel 1966, la danzò con Carla Fracci e poi con Liliana Cosi nel 1969. La storia di questo balletto si incrocia a più riprese con la storia di Rudolf Nureyev, che nel 1989 così commentava “Quando mossi i miei primi passi a Ufa, il mio maestro, che aveva fatto parte del Balletto del Kirov, mi ripeteva sempre che ‘La Bella addormentata nel bosco’ era ‘il balletto dei balletti’. E non vedevo l’ora di danzarlo. Fu proprio con il Kirov che, più tardi, scoprii quanto fosse meraviglioso. La Bella addormentata nel bosco di Pëtr Il’ič Čajkovskij e Marius Petipa rappresenta in effetti l’apogeo del balletto classico: la danza qui dimostra di essere veramente un’arte maggiore”.







