La ferita è ancora aperta. Fa male ai tifosi, alla città, ma soprattutto a chi questa maglia l’ha vissuta come una seconda pelle, sudandola e difendendola in ogni stadio d’Italia. La retrocessione in C della Ssc Bari scuote anche gli ex calciatori baresi che, tra la fine degli anni Settanta e i primi Ottanta, hanno scritto alcune delle pagine più romantiche della storia biancorossa. Ragazzi cresciuti nei vicoli e nei campetti della città, diventati uomini inseguendo un pallone con il Galletto sul petto, fino a trasformarsi nei protagonisti della straordinaria cavalcata dalla C alla A guidata dal mitico Bruno “Maciste” Bolchi. Oggi, davanti al nuovo crollo sportivo, prevalgono amarezza, incredulità e un senso di profonda delusione per un epilogo che nessuno avrebbe voluto rivivere.
Eppure, dentro quella malinconia, resta intatto il legame viscerale con i colori biancorossi. Lo stesso che martedì 2 giugno riporterà tanti di loro nuovamente insieme a Bari per una rimpatriata tra vecchi amici, compagni di battaglie e di spogliatoio, uniti ancora dal bianco e dal rosso del Galletto a distanza di oltre quarant’anni: «Non so se ridere o piangere – attacca da Roma Totò Lopez, 59 presenze e tre gol dal 1983 al 1985 – per una situazione ormai in stallo. Bari è diventata il paese dei balocchi per giocatori e tesserati. Si fa dei tifosi quello che si vuole. Una tragedia. Ho letto la lettera di Leccese a De Laurentiis. Il sindaco deve essere duro, richiamare Decaro e fare chiarezza con la famiglia De Laurentiis che pensa di comandare il mondo. Noi eravamo uno per tutti e tutti per uno. Ci si guardava in faccia e nessuno ci passava oltre. Ho sentito Giovanni Loseto, e ci siamo chiesti a che punto ci siamo ridotti. Si è presa Bari per una succursale. Fallita la serie A, una società seria avrebbe rinforzato quel gruppo. E, invece, vanno via i pezzi pregiati dimostrando un grande disinteresse. Poi, i tanti cambi di allenatori. Tutti fenomeni, come lo stesso Longo. Non lo prenderei mai come tecnico. Avrebbe dovuto solo dire di essere colpevole come gli altri. Dice di aver fatto una media da playoff e poi è retrocesso. Con noi, quando Matarrese sborsava soldi veri, a Bari non vinceva nessuno. Ora il San Nicola è terra di conquista. Quelle lacrime dei giocatori nel finale a Bolzano? La salvezza si costruisce durante l’anno e non ai playout in cui fai un solo tiro in porta. Solo Leccese e Decaro possono prendere in mano la situazione. Gli ho mandato dei messaggi per invitare i De Laurentiis, senza mai un sorriso verso la città, a lasciare e trovare un acquirente. Si incontrino per decidere la cessione. Le istituzioni possono farlo».








