Per l’82% dei cittadini italiani i prezzi sono aumentati nell’ultimo anno, con il 38,9% che stima rincari superiori all’8% e il 35,7% tra il 3% e l’8%. Oltre la metà rinuncia alle uscite fuori casa e ai viaggi mentre quasi 4 italiani su 10, il 38%, ha fatto ricorso al pagamento in nero di alcuni servizi. E’ quanto emerge dall’indagine sui consumi contenuta all’interno del rapporto Italia 2026 di Eurispes.Le categorie più colpite dai rincari, sono i generi alimentari (93,3%), i carburanti (91,2%), i pasti fuori casa (83,4%) e i viaggi e vacanze (82,2%). Rincari significativi anche per trasporti (75,4%), vestiario e calzature (72,4%), cura della persona (70,9%), spese sanitarie come ticket e medicine (68,8%), tecnologia (61,7%), arredamento e servizi per la casa (61,4%), cinema e attività culturali (61,1%) e affitto (60%). Quote più contenute per l’acquisto della casa (56,8%), palestra e sport (56,3%) e spese telefoniche (49,9%).Per contenere le spese, vengono rinviati anche acquisti considerati necessari (60,2%), si riducono le uscite fuori casa (54,1%), i viaggi o le vacanze (52,1%), si spende meno per la cura della persona (43,5%), l’aiuto domestico (42,6%), lavori o ristrutturazioni (39,6%). Quasi 4 italiani su 10, il 38%, ha fatto ricorso al pagamento in nero di alcuni servizi. Anche la quota di chi ha utilizzato la rateizzazione dei pagamenti (41%) si inserisce in questo quadro, con il ricorso a strumenti di dilazione per sostenere spese altrimenti difficilmente gestibili. Le rinunce più specifiche, legate a servizi di cura come babysitter(36,1%) e badante (37,3%), mostrano incidenze significative, pur riferendosi a sottoinsiemi della popolazione ("solo per chi ne ha bisogno").Le rinunce più difficili sono quelle relative alle cure per la salute più elevate nei controlli medici periodici (34,6%; erano il 27,2% nel 2025) e nelle cure odontoiatriche (32,1%; 28,2% nel 2025). Seguono visite specialistiche (23,4%), spese veterinarie (20,4%), terapie o interventi medici (19,8%), acquisto di medicinali (15,7%). Anche i tagli su trattamenti e interventi estetici hanno segnato un significativo aumento dal 26,4% all’attuale 34,9%.