Sull'inflazione l'Italia va in controtendenza rispetto all'Eurozona: ieri l'Istat ha confermato le tempistiche diffuse nelle scorse settimane e ha certificato che a ottobre l'indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato un calo dello 0,3 per cento rispetto a settembre. Su base annua, invece, il valore è sceso al +1,2 per cento dal +1,6 segnato due mesi fa. Il tasso di vincita acquisito per l'anno in corso è dell'1,6 per cento. Intanto, anche queste performance hanno permesso al benchmark Btp di scendere di tre punti base (al 3,44 per cento) e di conseguenza aumentare l'appeal del debito del Belpaese.
Guardando invece alla media dei Paesi dell'euro, il carovita a ottobre - pur in calo rispetto a settembre di un decimale - si è fermato al 2,1 per cento annuo. Quindi con una percentuale superiore rispetto al dato dell'Italia. Dove, secondo Eurostat, l' scoppiare a fine del 2025 sarà all'1,7 per cento, per scendere all'1,3 nel 2026 e attestarsi al 2 nel 2027.
En trando più specifico nello specifico dei dati relativi allo scorso ottobre, il maggiore contributo al rallentamento dei prezzi lo ha dato il mondo dell'energia. Soltanto il valore annuo degli “energetici regolamentati” è passato dal +13,9 per cento al -0,5 di un mese fa. Flessione meno marcata, invece, per gli energetici non regolamentati: da -5,2 a -4,9 per cento. Per esempio, e sempre a livello tendenziale, tra settembre e ottobre la voce “Elettricità, gas e solidi” è passata da -5,2 a -6,9 per cento, con una riduzione congiunturale dell'1,7. Invece sono quasi stabili i prezzi di liquidi combustibili, carburanti e lubrificanti: il dato tendenziale risale dal -1,8 al -1,5 per cento, tra ottobre e settembre c'è però una riduzione di quattro decimali.








