Il 42.4% degli italiani dichiara di sentirsi più povero rispetto ad un anno fa e il 46.0% è convinto di avere le stesse possibilità economiche dello scorso anno, solo il 6.7% si sente più ricco. Sono questi i risultati di un sondaggio di Only Numbers. Tra il 2019 e il 2024, l’Istat ha rilevato una perdita del 10,5% del potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali, mentre le retribuzioni “effettive” secondo le loro rilevazioni hanno perso circa il 4,4%, a causa dell’inflazione elevata. Il rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil) segnala che dal 2008 al 2024, l’Italia ha registrato un calo dei salari pari all’8.7% tra i Paesi del G20, anche se -sempre dalla stessa fonte Oil- viene comunicato che i salari reali hanno recuperato un +2.3% nell’arco del 2024.

Questo scenario suggerisce che il potere d’acquisto dei lavoratori italiani è ancora significativamente ridotto rispetto al periodo pre-inflazione, nonostante i recenti segnali positivi rilevati ad esempio con il taglio del cuneo fiscale deciso dal Governo di Giorgia Meloni nel 2023, che ha permesso un leggero aumento del netto in busta paga per i redditi medio-bassi. Affiora comunque una certa differenza tra percezione soggettiva della povertà e i dati oggettivi. In effetti, molti italiani si sentono più poveri anche quando i numeri ufficiali non mostrano un peggioramento altrettanto marcato.