Per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute tra il 27 e il 28 di dicembre per avvelenamento da ricina, sono stati nuovamente sentiti il fratello di Di Ielsi e un’amica del marito, Gianni Di Vita. Nella scuola dove la donna insegna, un istituto tecnico agrario, gli investigatori avevano cercato (senza trovarle) piante di ricino.
La famiglia Di Ielsi Di Vita
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Partirebbero dal cellulare di Alice De Vita alcune delle domande rivolte dagli inquirenti ai nuovi interrogati sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 dopo aver consumato alimenti contaminati da ricina. La figlia 18enne di Di Ielsi, sopravvissuta insieme al papà, Gianni Di Vita, aveva infatti annotato con scrupolo, su consiglio del legale della famiglia materna, Paolo Lanese, i piatti mangiati a tavola nei giorni di festa di Natale, oltre che i nomi dei presenti e i sintomi manifestati dalla madre e dalla sorella 15enne.
Proprio da queste annotazioni nascerebbero alcune delle domande rivolte dagli investigatori alle ultime persone sentite: papà e figlia sono stati ascoltati di nuovo martedì, mentre ieri, mercoledì 27 maggio, è stato verbalizzato ancora una volta il fratello di Antonella, Luigi Di Ielsi. Il Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato sta lavorando sui dispositivi elettronici della donna deceduta per avvelenamento da ricina e delle due figlie: sono sotto analisi cellulari, tablet e notebook. Tra le ultime persone sentite ci sono anche un'insegnante di matematica di un istituto tecnico agrario di Riccia e il marito: la docente è una cara amica di Gianni Di Vita e insieme al consorte è stata interpellata come persona informata sui fatti con l'obbligo della verità. Nella struttura scolastica, la Mobile aveva perfino cercato piante di ricino o eventuale tracce di lavorazione del veleno, senza però trovare nulla.












