Processare criminali di guerra con un sistema giuridico che non contempla questa tipologia di reato: è quanto sta accadendo in Siria dopo la caduta del regime di Bashar al Assad, suscitando sdegno e preoccupazione tra gli esperti di diritto e i familiari delle vittime, che parlano di “processi-spettacolo”. Anwar al‑Bounni è una delle coscienze giuridiche più lucide della diaspora siriana e in questa intervista analizza lo stato attuale della giustizia transizionale, il significato degli arresti degli ex uomini del regime e indica quali dovrebbero essere le condizioni necessarie perché la Siria possa finalmente avviare un percorso fondato sul diritto, non sulla vendetta. Esprime critiche aspre e propone soluzioni. La sua esperienza – radicata nella memoria delle carceri siriane e nella pratica giuridica europea – offre uno sguardo unico su ciò che la Siria è diventata e su ciò che potrebbe ancora diventare. Il suo percorso personale e professionale si intreccia con uno dei momenti più significativi nella storia recente della lotta contro l’impunità: i processi di Coblenza, celebrati in Germania tra il 2020 e il 2022 grazie al principio di giurisdizione universale.

Il riferimento a Coblenza è essenziale per comprendere la portata del suo lavoro. Al‑Bounni, costretto all’esilio dopo essere stato arrestato in Siria per il suo lavoro in favore dei detenuti politici, ha rifondato in Germania il Centro siriano per le ricerche e gli studi giuridici, ha fornito testimonianze, documenti e analisi che si sono rivelati decisivi nel primo processo al mondo contro funzionari del regime siriano accusati di crimini contro l’umanità. È stato proprio lui a riconoscere, per strada a Berlino, uno degli imputati, l’ex ufficiale dei servizi di sicurezza Anwar Raslan, contribuendo così all’avvio dell’indagine che avrebbe portato alla storica condanna all’ergastolo del 2022. Coblenza ha rappresentato «la prova che la giustizia è possibile anche quando lo Stato che dovrebbe garantirla è assente», e ha aperto la strada a nuove iniziative giudiziarie in Europa. Se questo modello non si applica alla Siria, non ci sarà mai la possibilità di avere giustizia contro i crimini commessi dal vecchio regime, dai gruppi terroristici e dagli oppositori, ma anche quelli che si sono consumati nell’attuale fase transitoria.