«Abbiamo fatto molti passi che ci erano stati richiesti, e altri di nostra spontanea volontà. Ci siamo trasferiti a vivere nella casa del Comune, abbiamo iniziato in questa settimana il percorso di sostegno alla genitorialità per essere pronti a sostenere i nostri figli, gli incontri protetti stanno andando bene. Credo che non ci si possa chiedere di più. Ora attendiamo risposte coerenti dalle istituzioni. Non vediamo l’ora di poter riavere i nostri figli a casa con noi in modo da poter iniziare il loro percorso di guarigione e benessere emotivo e psicologico e garantire la loro sicurezza da ulteriori traumi». Nathan Trevallion è appena uscito dalla visita ai suoi tre figli - una bambina di 8 anni e due gemelli di 6 - da più di sei mesi allontanati dalla casa nel bosco di Palmoli e ospiti in una struttura protetta di Vasto.
Qual è il suo stato d’animo oggi, dopo la sospensione della responsabilità genitoriale?«Ancora non mi capacito. È il trauma più significativo che abbia mai subito in vita mia. Soprattutto per i nostri figli».C'è qualcosa che ritiene sia stato frainteso riguardo alla sua posizione nel procedimento giudiziario? «Credo che le barriere culturali e linguistiche siano state un problema. Negli atti ho ritrovato anche alcune cose non vere riportate su di noi. Il risultato è stato una grande ingiustizia che ha causato un danno probabilmente permanente ai nostri figli».Quanto alle motivazioni che hanno portato all’intervento dei servizi sociali?«Non abbiamo condiviso molti passaggi, e crediamo che siano stati fatti alcuni errori, ma vogliamo provare a comprenderci reciprocamente».Guardando indietro, cosa avreste fatto diversamente? «Probabilmente avremmo dovuto affidarci al consiglio di un avvocato fin da subito (oggi sono assisti dall’avvocato Simone Pillon, ndr). Forse siamo stati ingenui, credevamo nel sistema giudiziario, ma non avevamo compreso il rischio che la nostra famiglia stava correndo». Qual è stato il momento più difficile?«Quando hanno portato via mia moglie e i nostri figli e li hanno rinchiusi in casa famiglia. Lo shock più grande in vita mia». Quanto accaduto cosa le ha lascito?«Mi ha insegnato che la cosa più importante è l'amore, che tiene unita la famiglia. È l'unica cosa che non ci porteranno mai via». Un pensiero sui vostri figli.«Li amo, sono meravigliosi».Qual è l'emozione più difficile da gestire in questa fase?«La paura e l'ansia. Ecco perché abbiamo deciso di seguire un percorso di sostegno alla genitorialità: per essere pronti a sostenere i nostri figli che certo stanno vivendo i medesimi sentimenti e molto più per la loro età e la loro difficoltà per dove si trovano». Ci sono sentimenti o reazioni che fate fatica ad ammettere anche a voi stessi? «Ci vuole tanta pazienza a sopportare una simile pressione. Pensiamo spesso, io e Catherine, anche ai molti altri bambini che vivono situazioni simili, e che magari grazie alla nostra vicenda avranno benefici. Questo ci conforta. Nessuna sofferenza resta sterile».Lei e Catherine come state affrontando questa delicata fase?«Entrambi abbiamo i nostri alti e bassi e ci sosteniamo a vicenda in questo momento difficile. La nostra forza e la nostra speranza risiedono nel trovare un senso in questa situazione. Catherine per non farsi opprimere dai pensieri ha finito il libro cui lavorava da tempo».Che temi affronta?«È un libro che descrive la sua vita e che l’ha aiutata a ripensare ai momenti più belli e a ritrovare la forza di andare avanti. Ora lo pubblicherà, e con i piccoli proventi che speriamo possano derivarne, costruiremo la nostra nuova casetta. Se avanzerà qualcosa, lo dedicheremo ai molti bambini che in Italia vivono la stessa situazione dei nostri figli. Io sono più inglese, tendo a chiudermi in me stesso, ma sto imparando a lasciare che le emozioni fluiscano».Quale aspetto del vostro ruolo di genitori ritenete sia maggiormente messo in discussione oggi? «Possiamo accettare consiglio e aiuto su alcuni aspetti, ma restiamo convinti che il ruolo educativo, nel rispetto delle leggi, spetti a noi. Abbiamo presentato un programma molto dettagliato di educazione genitoriale, e speriamo possa essere accolto dalle autorità». Siete cambiati?«Questa esperienza ci ha resi più consapevoli, più forti, ci ha uniti di più come coppia».Spesso siete sulla difensiva, cosa cercate di proteggere?«Credo che qualsiasi genitore in una situazione come la nostra cerci di difendere soprattutto i figli. Non vogliamo stare sulla difensiva. Abbiamo fiducia nelle persone che ci scrivono ogni giorno, e sono molte, che pregano per noi, che ci stanno manifestando solidarietà. Anche molti di voi giornalisti e alcuni politici ed ex magistrati ci stanno sostenendo, e di questo siamo molto grati. È stato l’amore travolgente e il supporto degli italiani che ci ha dato la forza e la determinazione di continuare ad andare avanti».








