Da quindici anni il Festival della Tv di Dogliani è un punto di riferimento per il mondo televisivo italiano. Dai palchi dell’evento langarolo sono passati i nomi più pesanti del piccolo schermo e del giornalismo: 1441 ospiti si sono alternati per raccontarsi in un totale di 537 incontri, pari a 2500 ore di live. Il rito si ripeterà anche quest’anno, da domani a domenica. Tra i personaggi più affezionati, fin dalla prima edizione, c’è Linus, che tornerà anche sabato per celebrare i suoi 50 anni di radio. Linus, come hanno fatto a conquistare la sua fedeltà?«Con l’ambiente e la credibilità. C’è un bellissimo rapporto umano con le persone che organizzano il Festival e il territorio. Sono tre giorni in cui succedono cose interessanti e hai l’occasione di incrociare personaggi che possono anche insegnarti qualcosa. È istruttivo, piacevole e utile. Ho saltato solo due edizioni, ma in una stavo male. Lo scorso anno invece ho voluto dare una tregua al pubblico del Festival della Tv. Ogni volta chiedo a Simona Arpellino e Federico Mariani che cosa hanno fatto di male quelli delle Langhe per vedermi tutti gli anni lì (ride, ndr). Ma in realtà la cosa carina è che di ogni storia ci possono essere diverse versioni, sfaccettature ed episodi». Quest’anno vi celebrerà i suoi 50 anni di radio. Le faccio fare un esercizio di sintesi: usi un aggettivo per definirli.«Un attimo. Va bene anche se è un sostantivo? Sono passati velocissimi, anche se a volte mi sembra avere vissuto una decina di vite. Io mi stanco velocemente di ciò che faccio, eppure sono 42 anni che entro dallo stesso portone di via Massena...»
Linus: “La tv ha annoiato, l’Ai non ricreerà la parola”
Il conduttore simbolo di Deejay al Festival di Dogliani: «Credo nella parola, è l'unica cosa che un algoritmo non può ricreare»









