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Paola Di Caro

L’indicazione del nome del candidato per Palazzo Chigi diventa obbligatoria. Dal 42% (e non più 40) per il premio al «tetto» ai seggi: ecco le novità

La nuova ipotesi di legge elettorale — perché dovrà pur sempre essere votata alla Camera dal 26 giugno e al Senato con ogni probabilità entro fine agosto — non differisce come impianto dal primo testo già presentato dal centrodestra, ma praticamente stravolge il sistema elettorale per come lo abbiamo visto finora. Rendendolo, almeno dal punto di vista simbolico, un premierato, visto che è prevista esplicitamente l’indicazione del candidato presidente del Consiglio alla presentazione delle liste (in assenza non vengono ammesse). Vediamo dunque i punti salienti.

ProporzionaleLa novità più sostanziale, già presente nel primo testo, consiste in un impianto proporzionale che sostituisce il sistema misto attuale del Rosatellum, mix di maggioritario e di proporzionale. Scompaiono insomma i collegi e si passa ad una sfida tra coalizioni o anche singoli partiti che presenteranno liste di candidati in ogni circoscrizione senza (al momento) possibilità di indicare le preferenze. In più, a parte, verrà presentata una lista di nomi (massimo 70 per la Camera e massimo 35 per il Senato) che sono i candidati che entreranno in Parlamento nel caso in cui una delle coalizioni o dei partiti superassero il 42% dei consensi. È appunto il premio di maggioranza, che porterebbe chi vince ad ottenere al massimo il 55% dei seggi, 220 deputati e 113 senatori.