Pubblicato il: 28/05/2026 – 8:12
PADOVA Un articolato sistema di frode nel commercio di GPL sfuso destinato al riscaldamento domestico è stato scoperto dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Padova, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Rovigo. L’operazione ha portato al sequestro di cinque autobotti modificate e al deferimento di due persone all’Autorità giudiziaria. L’inchiesta è partita da un controllo di routine eseguito dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Padova presso un distributore stradale di carburanti, dove venivano vendute bombole di GPL a prezzi particolarmente bassi rispetto al mercato. Gli investigatori hanno inoltre riscontrato la presenza di tappi-sigillo contraffatti applicati alle bombole. Gli approfondimenti successivi hanno consentito di risalire al fornitore del prodotto: un operatore con sede nel Rodigino, autorizzato esclusivamente alla vendita di GPL sfuso per impianti privati, ma privo delle necessarie autorizzazioni per il riempimento e la commercializzazione di bombole.
Le perquisizioni nell’azienda
Le perquisizioni, eseguite su delega della Procura di Rovigo presso la sede dell’azienda, hanno permesso di rinvenire bombole appartenenti a diversi marchi, sigilli contraffatti di aziende concorrenti e attrezzature utilizzate per il riempimento abusivo delle bombole, tra cui raccordi metallici e una bilancia di precisione fissata al pavimento. Nel corso delle indagini, l’attenzione dei finanzieri si è concentrata anche sulle autobotti utilizzate per il trasporto e la consegna del GPL. Nonostante la sofisticazione degli impianti di bordo, su ciascuno dei cinque mezzi è stato individuato un bypass occultato sotto la struttura dell’autobotte e collegato a valle del contalitri. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il sistema consentiva di far rientrare nella cisterna parte del GPL che risultava formalmente erogato. In questo modo gli ignari clienti — soprattutto famiglie e aziende agricole della Bassa Padovana — ricevevano una quantità inferiore di prodotto rispetto a quella indicata nelle ricevute di consena stampate dagli strumenti di bordo. L’autista, infatti, avrebbe potuto azionare il bypass tramite una leva nascosta, alterando così la quantità effettivamente consegnata durante il rifornimento.









