Roma. Biffoni a Prato, Murari a Mantova, Pizza ad Avellino, per esempio: schleiniani sì, ma non troppo. Oppure poco. Sono i sindaci dem, freschi di elezione (o di riconferma). C’è qualcuno di rito riformista, qualcun altro d’ispirazione più cattolica. E poi ci sono le declinazioni territoriali delle varie anime dem, con cui Schlein dovrà fare i conti. Ma intanto è anche grazie a loro che al Nazareno provano a dimenticare Venezia. Nel Pd da tre giorni continuano a ripetere che “i conti si fanno alla fine”, cioè dopo i ballottaggi. E che, lo ha ricordato più volte Igor Taruffi, nei capoluoghi per ora “siamo avanti cinque a tre” sul centrodestra. In termini di bacino elettorale, dicono ancora, Prato vale quanto Venezia. Ma proprio a Prato per esempio ha vinto – un’altra volta, la terza – Mattia Biffoni richiamato dal Consiglio regionale toscano: un profilo non esattamente di quelli che piacciono alla segretaria. E’ un ex renziano, riformista, che subito dopo l’elezione (ha ottenuto oltre il 55 per cento) ha mandato un messaggio alla segretaria: “Il Pd può contare non sul partito dei sindaci, ma sull’ascolto dei sindaci. Dare per acquisito un risultato in questo momento per le politiche sarebbe un errore mortale”. Sempre in Toscana la sinistra è riuscita a vincere a Pistoia con Giovanni Capecchi, dopo che i dem hanno rischiato lo psicodramma: Capecchi, ambientalista e pacifista, ha vinto infatti le primarie, col supporto di Marco Furfaro (fedelissimo di Schlein) e della sinistra sinistra, contro Stefania Nesi, che era invece la candidata ufficiale dei dem. Il successo ha fatto dimenticare i dissidi, mentre si attende il ballottaggio ad Arezzo, con Vincenzo Ceccarelli che deve inseguire insieme al Campo largo. Fa politica nelle istituzioni dal 1985, ha attraversato tutte le sigle della sinistra, ha avuto ruoli di primo piano nel Pd toscano. Non proprio un volto nuovo.In Lombardia si votava in due capoluoghi: a Mantova ha trionfato Andrea Murari con percentuali bulgare, ha sfiorato il 70 per cento, senza il M5s. Murari era assessore nella giunta dell’uscente Mattia Palazzi, riformista che non ha mai risparmiato, quando necessario, le critiche al Nazareno. Il nuovo primo cittadino si pone nello stesso solco. Mentre a Lecco, l’altra città da attenzionare in questa tornata, si aspetta il secondo turno. Ci proverà, senza il M5s, Mauro Gattinoni che va caccia del secondo mandato. Riformista e di matrice cattolica, si è impegnato con la Rete di Trieste – piattaforma che ha messo insieme amministratori e terzo settore. Nemmeno lui è espressione del nuovo corso targato Schlein.Passiamo al Sud, alla Puglia dove il Pd mantiene, da Michele Emiliano in poi, una sua specificità: la partita più importante si giocava ad Andria (città da quasi 100 mila abitanti) e l’ha vinta Giovanna Bruno, riconfermata con un plebiscito: siamo oltre il 77 per cento. C’è anche, soprattutto, la mano del governatore Antonio Decaro che da quelle parti si è fatto vedere spesso. E poi, certo, quella di Francesco Boccia, lui sì davvero vicino alla segretaria. Il capogruppo dem in Senato, pugliese, è stato regista della sfida di Trani, altro capoluogo al volo. Bisognerà attendere il ballottaggio per capire se Marco Galiano diventerà sindaco (il predecessore era comunque del Pd) partendo dal 40 per cento raggiunto domenica scorsa, ma senza il M5s che ha preferito sfilarsi al primo turno. Menzione a parte la merita Molfetta, oltre 55 mila abitanti. Il Pd ufficialmente si è schierato con Manuel Minervini (ha ottenuto il 44 per cento, servirà il ballottaggio) di Rifondazione comunista, e una coalizione molto larga. Un modello che piace a Schlein ma che alla fine ha portato una parte dei dem (in zona Decaro) a rifugiarsi nel civismo, schierandosi sul fronte opposto.Infine la Campania: Avellino era il comune più rappresentativo e qui il campo largo ha vinto al primo spoglio, anche grazie al M5s (7,5 per cento, più o meno gli stessi voti di Avs). E’ stato eletto Nello Pizza, vicino a Maurizio Petracca, avellinese e capogruppo dem al consiglio regionale campano. Per Petracca nella campagna elettorale per le regionali si era speso pure Vincenzo De Luca. Si votava anche in provincia di Napoli, in quella che ormai al Nazareno considerano un altro “fortino rosso”: da queste parti, con formule variabili, la sinistra ha portato a casa già 13 comuni su 26, tra cui Portici (dove M5s sosteneva un candidato sindaco di Casa riformista). Altri arriveranno dopo i ballottaggi, mentre il centrodestra ha vinto solo in una città. Artefice dell’operazione napoletana è il deputato Marco Sarracino, che sostiene Schlein e il campo largo ma è iscritto pure al Correntissimo Montepulciano, nato per dare una mano alla segretaria. O alla lunga per commissariarla, dicono i maligni. Anche questi risultati, più avanti, potranno avere un peso. Per fortuna di Schlein a Enna e Salerno Crisafulli e lo sceriffo De Luca hanno corso senza simbolo. Ma questa è un’altra storia.Ruggiero Montenegro
Riformisti, cattolici (o senza M5s): chi sono i dem che vincono nelle città. Schlein e l’altro Pd
I nuovi sindaci dem (e quelli riconfermati) spesso non sono espressione della linea del Nazareno. Da Biffoni a Murari fino Pizza e oltre: una mappa










