Le porte del processo restano chiuse per il “Grande Fratello” della Dda.

Dopo giorni di polemiche, la Corte di assise di Napoli, con una decisione destinata a fare scuola, ha stabilito che le intercettazioni non saranno acquisite.

Una mossa, quella della terza sezione presieduta dal giudice Giovanna Napoletano, che lancia un segnale giuridico netto e che ristabilisce i confini tra attività investigativa e diritto di difesa.

Sullo sfondo, una vicenda controversa, che nei giorni scorsi ha portato nell’occhio del ciclone due avvocati, la toga d’onore Raffaele Esposito e il collega Salvatore Pettirossi, che pur non essendo indagati sono stati pedinati e fotografati dai carabinieri nell’area antistante l’aula 114 del Nuovo Palazzo di Giustizia mentre dialogavano, tra gli altri, con il fratello del presunto killer imputato.

L’ipotesi che ha fatto da input al supplemento investigativo è di quelle che mettono i brividi: tre testimoni, a dibattimento già avviato, sarebbero stati avvicinati e minacciati dal clan affinché ritrattassero in udienze le versioni fornite subito dopo il delitto.