A Molfetta il campo largo è guidato da un candidato sindaco di Rifondazione comunista. E dentro ci sono anche i cattolici di Demos e i renziani. Lui si chiama Manuel Minervini, ingegnere di 36 anni, e la notizia è che al primo turno delle elezioni del 24 e 25 maggio è avanti con il 44,5%, quasi dieci punti più di Pietro Mastropasqua (36%), che nel 2021 si era candidato sindaco con Fdi contro l’ex primo cittadino Tommaso Minervini (di cui era stato assessore nel primo mandato dal 2016), ha fatto l’opposizione per 5 anni salvo poi imbarcare nelle sue liste molti esponenti della giunta uscente.

Quella di Molfetta è una di quelle storie delle piccole città in cui le biografie seguono traiettorie strane, i notabili transumano, gli steccati tra le coalizioni sono molto porosi. Fatto sta che il Pd di Molfetta, dopo aver fatto l’opposizione alla giunta uscente (decapitata nel 2025 da un’inchiesta che aveva coinvolto il sindaco, arrestato con l’accusa di appalti in cambio di voti, arresto poi dichiarato illegittimo dalla Cassazione), aveva deciso di sostenere Mastropasqua, appoggiato anche da un consigliere regionale molfettese di una civica del governatore Decaro, Saverio Tammacco. Il segretario cittadino Alberto D’Amato a inizio aprile aveva fatto votare la proposta, che era stata approvata con il parere contrario dell’area vicina a Schlein,