Dal corteo con bandiere rosse e arcobaleno per festeggiare la vittoria cantando «Bella ciao» al clamore social, amplificato da account e media della sinistra radicale: l’elezione a sindaco di Molfetta del comunista Manuel Minervini, supportato da una coalizione di centrosinistra, è diventata un segnale politico che supera le logiche locali e riaccende i riflettori sul protagonismo di una antica storia politica.
Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, era nella cittadina barese per salutare il successo di Minervini: «La candidatura di un comunista - a New York come a Molfetta - non ha allontanato l’elettorato, anzi ha motivato una partecipazione e un entusiasmo molto forte. È un segnale positivo in un quadro nazionale molto complesso. Sul mio cellulare ci sono decine di messaggi dei leader della Sinistra europea che salutano la nostra riscossa». Sul piano politico c’è una novità: «La nostra è una vittoria importante perché va nella direzione del “fronte della costituzione” che abbiamo lanciato come proposta politica: vogliamo unire le forze democratiche, che si riconoscono nella Carta, in uno schieramento di rinnovamento. Non solo di alternativa alla destra, ma anche di cesura rispetto al vecchio centrosinistra neoliberista». Ora bisognerà trovare punti comuni con gli alleati più lontani: «Elly Schlein ha investito su questo percorso, è stata a Molfetta, e questo impegno ha dato un risultato positivo. Alleati anche di Carlo Calenda e Pina Picierno? Non li considero. Mi sembrano a volte molto distanti. I nostri interlocutori sono Pd, Avs e M5S… Renzi? Non facciamo parte del campo largo. Abbiamo proposto che alle politiche ci sia un accordo che consenta di sommare i voti contro la Meloni. Per pochi numeri si deciderà se la destra farà il bis, con annesso attacco alla costituzione e ai diritti della gente comune». Poi una battuta: «Non sta a noi definire il quadro delle alleanze. Oggi il peso di Renzi è molto piccolo, non è lui il “cartaro”. I partiti del campo largo devono procedere sulla strada del coraggio programmatico. In Italia c’è stata una forte disaffezione rispetto alla politica tra governi tecnici, reazionari e neoliberisti… Abbiamo subito in questi anni, essendo stati alternativi ai due poli, la mannaia del voto utile. Ora con la nuova linea della Schlein si è creato un quadro più avanzato». La considerazione finale: «Molfetta è il comune più grande che amministriamo. Nel paese di Gramsci e Berlinguer anche chi si sente comunista pensa che non ci possa essere più un partito comunista. Noi invece lavoriamo affinché l'Italia abbia un partito comunista presente e moderno. E chiediamo un cambiamento su poche parole chiave: un programma di attuazione della costituzione, stop al riarmo, basta guerre. tassare le grandi ricchezze, riforma fiscale per diminuire la pressione delle tasse e per finanziare lo stato sociale e il lavoro».












