Ieri lo spazio romano della Città dell’Altra Economia si è trasformato in un laboratorio di resistenza. L’evento «Justice for Palestine», coordinato dalla European Left Alliance, ha riunito voci della politica internazionale e nazionale, del giornalismo, dell’arte e dell’accademia per una maratona tesa a rompere il silenzio su Gaza e sulla Cisgiordania.

La richiesta è una ed è chiara: la sospensione totale dell’accordo tra Unione europea e Israele. È questo il cuore della European Citizens’ Initiative Justice for Palestine, che raccoglie firme in tutta Europa per portare la questione direttamente alle istituzioni comunitarie.

LO HA SPIEGATO fin da subito, davanti a migliaia di persone, l’intervento di Tamam Abusalama. La voce della blogger palestinese ha squarciato il velo dell’indifferenza istituzionale con un monito severo: «Possiamo far finta che ci sia un cessate il fuoco a Gaza, ma il genocidio continua». Il dito è puntato contro Italia e Ue, accusate di ignorare la realtà dei fatti.

La stessa complicità istituzionale passa anche dal mondo dell’università. Lo ha ricordato Ruba Salih, professoressa di antropologia all’università di Bologna. «La complicità dei progetti dual use è tragica, basti pensare all’Undersec», iniziativa di ricerca dell’Ue «che vede complice il ministero della difesa israeliano, il principale architetto delle atrocità che si sono consumate in questi anni ma anche da molto prima».