La potenza contro la naturalezza, la chirurgica linearità contro l’esplosiva esuberanza, la ricerca del totale controllo contro il desiderio di anarchia. È la rivalità sportiva di questo inizio di secolo: Sinner vs Alcaraz. Inutile guardare altrove, non ne troverete una più affascinante. Una contrapposizione di stili, linguaggi e modi di essere che qui a Parigi ci fa sentire improvvisamente orfani. D’altronde, proprio qui al Roland Garros, lo scorso anno, l’italiano e lo spagnolo diedero vita a una delle più belle e intense finali Slam della storia di questo gioco.
“Ognuno dei due prodigi aveva una virtù che all’altro mancava: ciascuno sembrava l’antidoto allo stile di gioco dell’altro. Osservandoli, ho scoperto che le metafore e le iperboli avevano preso il sopravvento sulla realtà”, racconta il giornalista americano Giri Nathan che, partendo da una partita dei quarti di finale dello US Open 2022, vinta al quinto set dal tennista di Murcia, ha provato a mettere a fuoco la nascita e lo sviluppo della “più grande rivalità di sempre” nel libro Cambiocampo. È iniziata un’altra epoca del tennis, pubblicato da Il Post e Iperborea.
Cosa l’ha colpita guardando quella partita di New York?
“Di Jannik, il suono incredibile della palla che usciva dalla racchetta. Di Carlos, l’inventiva. Ma in realtà condividevano una caratteristica comune. Pur essendo così giovani e dunque con difetti da correggere, possedevano un dono che non si può insegnare: una combinazione di fluidità negli spostamenti ed esplosività di palla. Di solito, se hai velocità di piedi non hai la potenza, o viceversa”.






