Aveva cominciato bene, Giorgia Meloni, con una frase onesta e schietta: «Non siamo attrezzati per affrontare le sfide digitali dei nostri figli». Verissimo, anche perché noi adulti siamo parte del problema, dipendenti dallo smartphone ma guai a dircelo, sappiamo noi come gestirci. Il problema è che, come gestirsi, certamente non lo sanno i figli, gli studenti, i variamente minorenni. La premier sembrava farsi carico di questa emergenza, perché lo è, una vera e sottovalutata emergenza.Poi questa priorità ha smesso di essere tale: una proposta di legge, nata per tutelare proprio quei figli dalle infinite trappole concentrate nell’arto artificiale quale è diventato ogni cellulare, è arrivata il 13 maggio 2024 sia alla Camera che al Senato, dove però ancora riposa in attesa di un via libera.

La norma in questione è una delle rare bipartisan di questo esecutivo. Prima firma per la Camera, Marianna Madia, allora Pd ora Italia viva; prima firma per il Senato, Lavinia Mennuni, Fratelli d’Italia. Il testo è di 7 pagine. Si racconta di baby influencer di 4 anni, di uno youtuber che a 9 anni ha già incassato 30 milioni di dollari scartando giocattoli, per poi passare a 4 articoli che prevedono un’età minima per accedere ai social (15 anni), l’obbligo delle varie piattaforme di verificare l’età degli utenti, più un numero di emergenza per l’infanzia, il 144, per segnalare casi di pericolo per i minori. Lo scopo è duplice: primo, cominciare a mettere delle regole laddove si è proceduto di slancio come ai tempi della conquista del West, trascurando i danni procurati e massimizzando gli enormi profitti via via realizzati; secondo, non lasciare soli genitori e insegnanti nell’impari battaglia sui limiti da imporre nell’uso del telefonino (si viaggia, specie tra i più giovani, su una media tra le 8 e le 10 ore al giorno). Tempo due mesi dall’arrivo in Parlamento, tra approvazione e dettagli tecnici, saremmo stati i primi almeno nella Ue a cercare di arginare il maremoto digitale (operazione già in corso in Francia, Spagna, Danimarca, Grecia). Ma tra verifiche di compatibilità con quanto stava elaborando l’Europa e una frenata da parte della Presidenza del Consiglio, sono passati due anni, il disagio giovanile è aumentato a dismisura, e noi siamo ancora qui, immobili, distratti da altro.