di Gabriele Gallucciomercoledì 27 maggio 20263' di letturaVincenzo Italiano è un vecchio pallino di Aurelio De Laurentiis. Lo è da cinque anni, da quel Napoli-Spezia 1-2 in cui rimase folgorato dalla bravura di un allenatore all’epoca emergente, al punto da scendere negli spogliatoi per complimentarsi con lui. Qualcuno giura che allora De Laurentiis abbia promesso a Italiano che un giorno avrebbe allenato il Napoli, ma questa sembra più una leggenda metropolitana. Di certo c’è che quel giorno è arrivato, perché Italiano è il nome forte per la panchina partenopea, lasciata vacante da Antonio Conte che, tanto per cambiare, non ce l’ha fatta a rimanere per il terzo anno consecutivo nella stessa squadra. Eppure il tecnico salentino aveva una situazione ideale per provare a vincere ancora: giustamente ha rivendicato i risultati ottenuti nel biennio a Napoli (uno scudetto, una Supercoppa e un secondo posto), ma al tempo stesso si è fermato prima di poter aprire un vero ciclo, che lo portasse a lottare ancora contro l’Inter in un periodo storico in cui Milan e Juventus sono in profonda crisi.Gli allenatori desiderosi di raccogliere la sua eredità non mancano, a partire proprio da Italiano, che vanta un’ottima carriera, forgiata in una gavetta impeccabile e che ora lo ha portato a voler provare il grande salto. Trapani, Spezia, Fiorentina, Bologna: il tecnico si è migliorato di anno in anno, sia a livello personale che soprattutto di risultati, arrivando anche a vincere una storica Coppa Italia con gli emiliani. Il suo calcio è moderno, a volte fin troppo secondo i critici, e tende a valorizzare i calciatori a disposizione, soprattutto quelli con spiccate doti offensive. Senza andare troppo indietro nel tempo, nel biennio bolognese ha migliorato il rendimento dei vari Beukema, Lucumi, Ndoye, Castro, Odgaardm Rowe e ha addirittura restituito al calcio italiano un Bernardeschi strepitoso. Certo, Napoli non è Bologna o Firenze: il peso della piazza è cresciuto molto negli ultimi anni, con Conte che ha alzato l’asticella e creato aspettative attorno alla squadra al livello delle “strisciate”. Italiano, però, un’occasione se l’è meritata sul campo ed è il profilo ideale per segnare una discontinuità con Conte: il Napoli ha bisogno di meno tensioni e anche di una maggiore attenzione al costo della rosa, che è lievitato negli ultimi due anni per soddisfare le richieste di Conte e ora va riportato entro certi parametri.Milan, "contatto diretto": nuovo mister, il nome che prende quotaIl Milan guarda avanti, al dopo Massimiliano Allegri. A Casa Milan si stanno già muovendo per non farsi trovare i...Italiano ha un ingaggio ben diverso da Conte e nessuna pretesa sul mercato, anche perché la base di squadra di questo Napoli è già migliore rispetto a quelle che ha allenato finora. Non a caso anche Allegri avrebbe raccolto volentieri l’eredità di Conte, cosa che tra l’altro ha già fatto con successo in passato. Il fallimento dell’obiettivo Champions al Milan, accompagnato da un gioco praticamente inesistente per tutto il girone di ritorno, ha però avuto un peso nella scelta del Napoli, che sembra aver ormai deciso di affidarsi a Italiano. Ieri c’è stato un summit a Roma tra Aurelio De Laurentiis e Giovanni Manna: è indicativo che a questo incontro fossero presenti anche gli agenti di Italiano, con il tecnico che nel frattempo ha messo in chiaro al Bologna di non voler proseguire ulteriormente l’avventura emiliana. Salvo colpi di scena, nei prossimi giorni si arriverà alla definizione dell’accordo tra il Napoli e Italiano. Il Bologna, invece, ha già iniziato a cercare un nuovo allenatore: il candidato principale sembra essere Raffaele Palladino, che ha lasciato la panchina dell’Atalanta a Maurizio Sarri, il quale è stato sostituito da Gennaro Gattuso alla Lazio. Con Fabio Grosso diretto alla Fiorentina, restano da coprire le panchine di Sassuolo e Torino, che a loro volta potrebbero guardare in Serie A e dar vita a un effetto domino tra le medio-piccole del campionato.Milan, "rissa tra Allegri e Ibrahimovic al ristorante": come è crollato tuttoForse il disastroso finale di stagione del Milan nasce in un luogo e in un momento preciso: un ristorante di Milano, tea...
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