L’era dell’intelligenza artificiale è piena di paradossi: mentre segna il tramonto e il rischio di discesa nella povertà di decine di milioni di colletti bianchi e di professionisti, è l’alba di un’età dell’oro per i nuovi tecnobaroni. Lo sviluppo impetuoso di algoritmi, modelli e agenti Ai sta creando una classe sociale di nuovi milionari con una velocità e una concentrazione di capitali senza precedenti. L’ultimo segnale di questa eccezionale accumulazione arriva dalla Corea del Sud. Secondo il Financial Times, nelle scorse ore i dipendenti della divisione semiconduttori di Samsung Electronics hanno approvato un accordo storico per la condivisione degli utili prodotti dal boom della domanda di memorie AI. Grazie a questa intesa sindacale, raggiunta dopo mesi di trattative e dopo la minaccia di uno sciopero, circa 78mila lavoratori si spartiranno un fondo di circa 19,4 miliardi di euro, il 10,5% dell’utile operativo stimato. Per i dipendenti del comparto memorie, questo si traduce in un premio medio di circa 350mila euro a testa.

L’evento non è un caso isolato: segue un’intesa simile raggiunta dalla rivale sudcoreana SK Hynix che ha promesso ai propri dipendenti il 10% degli utili operativi per i prossimi dieci anni, con proiezioni di bonus medi che superano i 400mila euro per lavoratore. Grazie all’impatto della corsa all’Ai, aziende come Samsung, SK Hynix e la statunitense Micron hanno visto la propria capitalizzazione di Borsa superare la soglia dei mille miliardi di dollari, spinte dalla domanda di chip ad alta larghezza di banda necessari per i sistemi di intelligenza artificiale. L’automazione digitale arricchisce centinaia di migliaia di addetti ai lavori. Alcune stime indicano che a livello di sistema la scala del fenomeno è paragonabile alla bolla delle dot-com del 1999. Il boom di Internet di una trentina di anni or sono si chiuse con una stagione di crolli di Borsa: staremo a vedere se la rivoluzione della Ai avrà fondamenta più solide basate su profitti reali.