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Massimiliano Jattoni Dall’Asén

I chip di memoria cambiano le aspirazioni degli studenti, aumentano i prezzi delle case nelle città dei semiconduttori e perfino il mercato matrimoniale assegna un valore crescente agli ingegneri del settore

Non sono soltanto i conti record di Samsung a raccontare la corsa mondiale all’intelligenza artificiale. In Corea del Sud, il boom delle memorie necessarie ad alimentare data center e modelli di AI sta già producendo effetti che vanno ben oltre i bilanci aziendali. Cambiano le aspirazioni degli studenti, aumentano i prezzi delle case nelle città dei semiconduttori, cresce la spesa per i beni di lusso e perfino il mercato matrimoniale assegna un valore crescente agli ingegneri del settore. Se finora il volto dell’intelligenza artificiale è stato quello dei chatbot, in Corea la rivoluzione ha già assunto una forma molto più concreta: quella dei chip di memoria, diventati il nuovo motore della ricchezza nazionale.

Il punto di partenza è Samsung Electronics. Il gruppo di Seul ha stimato per il secondo trimestre un utile operativo di 89,4 trilioni di won (58,4 miliardi di dollari) e ricavi per 171 trilioni di won. Un risultato quasi diciannove volte superiore a quello di un anno fa che, nel confronto con l’ultimo trimestre comunicato da Nvidia, rende l’idea del peso assunto dai produttori di memorie nella filiera dell’intelligenza artificiale. A dare la misura del fenomeno è anche una frase di Kim Yong-Kwan, presidente e capo della strategia della divisione Device Solutions di Samsung: il profitto che quest’anno realizzerà la sola divisione chip, ha detto ai dipendenti, «supererà tutto quello generato nei circa quarant’anni precedenti di attività nei semiconduttori».