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Giuliana Ferraino

La più grande azienda sudcoreana, dopo la minaccia di sciopero, assegnerà il 10,5% degli utili del reparto chip a 78 mila lavoratori. Un accordo senza precedenti, grazie al boom dell'intelligenza artificiale e alla guerra dei talenti

Quattrocentomila dollari di bonus. A testa. Ai lavoratori della divisione chip di Samsung Electronics. Non si tratta di stock option per manager, né di premi a dirigenti che hanno centrato obiettivi impossibili. Sono compensi aggiuntivi destinati a decine di migliaia di tecnici e operai specializzati di una fabbrica di semiconduttori in Corea del Sud.

Samsung non ha aperto il portafogli per generosità. Lo ha fatto per evitare che 48 mila lavoratori si fermassero per 18 giorni di fila in uno dei momenti più delicati — e redditizi — della sua storia. L'accordo preliminare è stato raggiunto il 20 maggio, poche ore prima dell'inizio dello sciopero, dopo che il ministro del Lavoro sudcoreano Kim Young-hoon è intervenuto come mediatore nell'ultimo round di trattative. I lavoratori lo hanno ratificato oggi, 27 maggio, con il 73,7% dei voti. Samsung, d'altronde, pesa per il 12,5% del Pil sudcoreano. Nessun governo poteva permettersi di restare a guardare.