È una notizia rivoluzionaria, sebbene sottovalutata dalla grande informazione, quella che arriva dalla Corea del Sud e che smonta a ricchezza generata dai grandi boom tecnologici, specialmente quello innescato dall'intelligenza artificiale, debba rimanere concentrata unicamente nelle mani degli azionisti. I dipendenti di Samsung Electronics della fiorente divisione dei chip di memoria, hanno infatti approvato uno storico accordo di partecipazione agli utili che prevede l'erogazione di un bonus medio di quasi 400mila dollari a testa (circa 350mila euro). Non vi abbiamo detto quanti sono questi dipendenti: tenetevi forte, sono 78mila. E' come se ogni abitante di Carpi (esempio) si ritrovasse con 350mila euro in più nel conto corrente. Se non ti cambiano la vita, di sicuro te la rassicurano.

L'accordo coreano garantisce ai lavoratori dei semiconduttori una quota del 10,5% degli utili operativi dell'azienda. Se si considera la previsione di utili operativi per l’anno in corso, che ammonta a 327.000 miliardi di won valuta ufficiale della Corea) la torta da distribuire ai dipendenti è pari a oltre 34.000 miliardi di won, equivalenti a 22,6 miliardi di dollari, quasi 20miliardi di euro. L'importo totale degli utili si attesterebbe quindi a circa 216,7 miliardi di dollari, lasciando agli azionisti e all'azienda circa 194,1 miliardi di dollari, pari a quasi il 90% del profitto totale. Il caso Samsung dimostra che un sistema di distribuzione degli utili significativo, anche se pari a una quota minoritaria dei profitti (il 10,5%), può tradursi in cifre che cambiano la vita a decine di migliaia di persone.