Un colpo al cerchio e l’altro alla botte. Ieri davanti al Tar gli avvocati di Rwm e Regione Sardegna hanno sostenuto che il ricorso presentato da ambientalisti e pacifisti per chiedere la sospensione del decreto governativo che dà il via al raddoppio degli impianti della fabbrica d’armi andava respinto perché presentato oltre i termini massimi di legge. Il tribunale ha detto “no”, stabilendo che la costituzione in giudizio delle associazioni è valida e che il ricorso può andare avanti. Nello stesso tempo i giudici hanno rinviato la decisione su chi ha ragione in merito alla questione dell’ampliamento del sito Rwm di Domusnovas al 13 gennaio 2027. Fino a quella data, la situazione dal punto di vista legale rimarrà congelata.

Una storia infinita, insomma. Il braccio di ferro sulla Rwm va avanti dal settembre del 2025, quando sul tavolo della presidente della giunta, Alessandra Todde, è arrivata dagli uffici tecnici dell’assessorato all’Ambiente una valutazione di impatto ambientale positiva: il raddoppio degli impianti non comporterebbe rischi né danni. La cosa aveva ovviamente messo in allarme pacifisti e ambientalisti, che avevano spedito a Todde una lettera aperta con la quale documentavano come l’ampliamento delle linee produttive Rwm avrebbe causato un danno rilevante all’ambiente. E ovviamente gli attivisti non si erano fermati lì, ai danni al paesaggio. Avevano anche chiesto a Todde un atto politico per bloccare il raddoppio anche perché la decisione di potenziare la produzione delle bombe, delle mine navali e dei droni che vengono sfornati a Domusnovas non era esattamente ciò che si sarebbero aspettati da una giunta progressista, specialmente nel frangente internazionale attuale.