Nonostante la candidata avesse ottenuto punteggi elevati alle prove, la candidata era stata assegnata a una sede indicata come seconda scelta, invece che alla sua preferenza principale

Inizia a incrinarsi la riforma dell’accesso a Medicina voluta dalla ministra Anna Maria Bernini. Dopo una serie di sentenze sfavorevoli agli studenti, per la prima volta il Consiglio di Stato ha riconosciuto la fondatezza di un appello portato avanti dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia. I giudici, infatti, hanno accolto il ricorso di una studentessa contestando le modalità con cui sono stati gestiti gli scorrimenti delle graduatorie dopo il nuovo test di Medicina. Nonostante avesse ottenuto punteggi elevati in tutte le prove, la candidata era stata assegnata a una sede indicata come seconda scelta, l’università del Piemonte Orientale, invece che alla sua preferenza principale, Torino.

Lo scorrimento della graduatoria di Medicina

Il problema che è stato riconosciuto dai giudici, fanno sapere i legali, riguarda il meccanismo dei cosiddetti ripescaggi. A causa del sistema di calcolo ritenuto distorto, molti studenti con punteggi più alti sono stati destinati ad atenei lontani da casa, mentre pochi giorni dopo, nelle sedi più richieste, venivano ammessi candidati con votazioni sensibilmente inferiori grazie agli scorrimenti successivi. Secondo il Consiglio di Stato, il diritto della studentessa a frequentare la sede indicata come prioritaria deve prevalere, dal momento che la sua posizione in graduatoria era migliore rispetto a quella di altri candidati entrati successivamente.