Arrivano i primi vini dealcolati interamente made in Italy: non solo ottenuti da uve italiane, ma anche prodotti con impianti installati nel Paese. Una svolta legata al decreto che lo scorso dicembre ha disciplinato il regime fiscale e le accise per la produzione di vino dealcolato e parzialmente dealcolato in Italia.
L'impianto di dealcolazione di Frizero
Ad aprire la strada è la veneta Frizero, prima realtà ad aver completato l’iter autorizzativo e avviato la produzione. Hanno già il via libera delle Dogane e si preparano a partire Mack & Schühle Italia nello stabilimento di Laterza (Taranto) e Ceviv nel Trevigiano. Accanto, si muovono altri operatori: Casa Emma, in Toscana, già da anni lavora su bevande a base vino, lo stesso vale per Princess di Michele Tait, in Trentino, che ora sta evolvendo verso il vino dealcolato. L’azienda trevigiana Pizzolato è invece in attesa delle autorizzazioni. Anche i grandi gruppi si stanno attrezzando: Argea è in fase di progettazione, con un investimento di circa 3 milioni di euro e un avvio previsto tra fine anno e inizio 2027.
Il punto di svolta arriva con Frizero, azienda legata a Marchesi Fumanelli, cantina storica veronese che produce vino tradizionale. Frizero, “spin-off” alcol free, ha ottenuto l’11 marzo l’autorizzazione definitiva dalle Dogane. “Appena arrivata la licenza per dealcolare, abbiamo avviato il primo ciclo produttivo”, spiega Loretta Simonato, responsabile comunicazione e marketing. L’iter è stato lungo: “La richiesta è stata da noi inoltrata all’inizio del 2025, subito dopo il decreto del 20 dicembre 2024. Poi tutto si è fermato in attesa della definizione fiscale dell’alcol di scarto. Solo a fine 2025 il nodo è stato sciolto”.






