Lo aveva annunciato il 20 aprile scorso, qualche giorno prima dell’ufficialità della presa di servizio come primo ministro, e diventa ora realtà: l’Ungheria di Peter Magyar non uscirà dalla Corte penale internazionale. Il Parlamento di Budapest si è pronunciato sull'annullamento del ritiro dall'organo, che sarebbe stato ufficiale dal 2 giugno, con 133 voti a favore (del partito di maggioranza Tisza), 37 contrari (della coalizione di Orbán) e 5 astenuti. Il voto rende così nulla la decisione presa un anno fa dall’Assemblea nazionale che si espresse su iniziativa di Viktor Orbán. L'ex primo ministro, in carica per 16 anni, aveva annunciato di voler ritirare l'Ungheria dalla Corte poco prima della visita a Budapest del suo corrispettivo israeliano Benjamin Netanyahu, su cui, come su altri membri del suo stesso governo (e come Vladimir Putin), pende un mandato di arresto internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. L’Ungheria resterà quindi tra i membri della Corte penale internazionale e continuerà a dover rispettare l’obbligo di arrestare i leader ricercati dall’organo se presenti nel suo territorio.