Round di queste dimensioni, in Italia, non si vedono facilmente. WeRoad, la travel company parte del gruppo OneDay, annuncia il 27 maggio di aver raccolto 58 milioni di dollari con Airbnb come capofila. Tra i partecipanti anche gli investitori che erano già entrati in precedenza nel capitale della società. A partire da H14, la holding di investimento della famiglia Berlusconi. Il totale raccolto dall’azienda a partire dalla sua nascita sale quindi a 100 milioni di dollari, con un’ambizione dichiarata: uscire per la prima volta dai confini dell’Europa ed entrare nel mercato statunitense.I numeri di WeRoad: nel 2025 100mila viaggiatori e 130 milioni di euro di ricaviDalla sua fondazione nel 2017, WeRoad ha organizzato viaggi di gruppo su oltre mille itinerari, con più di 300mila partecipanti (di cui 100mila solo nell’ultimo anno) e 4mila coordinatori. L’azienda ha chiuso il 2025 con 130 milioni di euro di ricavi, in crescita del 30% su base annua, tra Italia, Germania, Francia, Regno Unito e penisola iberica.Dietro la crescita, però, WeRoad continua a investire pesantemente. L'ultimo bilancio disponibile di WeRoad Spa (che copre 15 mesi, da ottobre 2023 a dicembre 2024) mostra una perdita di circa 6 milioni di euro, che la società attribuisce agli investimenti in espansione internazionale e sviluppo tecnologico legati alla fase di scale-up.Il 2025 è stato anche l’anno del lancio di WeMeet, una piattaforma che segna l’espansione oltre il settore travel perché propone esperienze in real life (Irl) aperte a tutti, dagli aperitivi al rafting. Nell’arco di un anno ha totalizzato oltre 2mila eventi con 50mila partecipanti in 38 città.Airbnb come lead investor del nuovo round da 58 milioni di dollari di WeRoadWeRoad aveva già chiuso un round di serie B da 18 milioni di euro a novembre 2023, guidato da H14 e con la partecipazione di investitori privati e delle famiglie imprenditoriali Grassi e Rovati, legate rispettivamente a Gruppo E80 e Rottapharm. Con questo round di serie C – una fase che contraddistingue le aziende con un modello di business ormai consolidato – entra in gioco un peso massimo come Airbnb con una quota pari al 10,7% del capitale, stando a quanto appreso da Teleborsa. Il colosso mondiale degli affitti brevi ha chiuso il 2025 con 12,24 miliardi di dollari di ricavi e la promessa di espandere l’offerta anche a servizi, esperienze e nuove categorie di viaggio, mantenendo comunque gli affitti di case e stanze al centro dell’offerta.L’operazione porta con sé anche un cambio ai vertici. Andrea D’Amico, attuale Ceo di WeRoad dopo una lunga esperienza in Booking.com alle spalle, si trasferirà a San Francisco per guidare la categoria hotel di Airbnb, mantenendo comunque un ruolo nel consiglio di amministrazione. Restano al timone i tre co-founder Paolo De Nadai, Fabio Bin (chief marketing officer) ed Erika De Santi (chief of experience).Paolo De Nadai racconta a Wired Italia le sinergie tra Airbnb e WeRoad“Avere Airbnb come investitore significa qualcosa che va oltre il capitale, a partire dalla validazione. Quando un'azienda che ha ridefinito il modo di viaggiare di centinaia di milioni di persone decide di scommettere su di te, cambia il modo in cui il mercato ti guarda (partner, fornitori, talenti, media…). Quella credibilità è reale e immediata, soprattutto nel momento in cui entriamo negli Stati Uniti”, commenta a Wired Italia il fondatore di WeRoad Paolo De Nadai. “C'è anche una filosofia condivisa che ci sta a cuore. Brian Chesky ha costruito Airbnb attorno al senso di appartenenza, attorno all'idea che degli sconosciuti possano connettersi davvero. Non è poi così diverso da quello che abbiamo costruito noi in WeRoad. Quindi ancora prima di qualsiasi collaborazione formale, c'è un allineamento di valori che orienta il modo in cui pensiamo al futuro del viaggio”.Qual è la strategia di WeRoad per entrare nel mercato statunitense“Per quanto riguarda il costruire cose insieme: in questo momento siamo concentrati sul fare bene l'espansione negli Stati Uniti, e Airbnb è un partner da cui possiamo imparare mentre lo facciamo”, continua De Nadai. La domanda è inevitabile: qual è la strategia per affermarsi in un mercato così grande ma anche così competitivo? “WeRoad non entra nel mercato americano come un altro operatore di viaggi”, risponde. “La strategia prevede di guidare costruendo community locali, anche grazie a WeMeet, prima ancora di vendere viaggi. Da lì si replica il playbook già rodato in Europa: coordinatori americani formati (il primo bootcamp di selezione è già stato tenuto ad Austin), partnership territoriali, attivazioni offline. Il posizionamento non è sul prodotto viaggio ma sull'identità culturale: WeRoad è diventato un brand con forte riconoscibilità culturale, non semplicemente un tour operator. Nel contesto statunitense, il mercato del solo travel vale oltre 550 miliardi di dollari con una crescita del 14,6% annuo, e il 76% dei Gen Z e Millennials ha pianificato un viaggio da soli nel 2025”.Nel futuro di WeRoad il turismo resta al centro, affiancato da esperienze quotidianeCon l'arrivo di WeMeet e l'ampliamento delle attività oltre il viaggio, viene naturale chiedersi se il turismo finirà per perdere peso nel modello WeRoad. De Nadai assicura che la risposta è no. “Il turismo non perderà centralità, né nel settore in real life (Irl) né per WeRoad. Anzi si è elevato di significato”, afferma. “Le persone viaggiano per motivi sempre più profondi, tra cui costruire relazioni significative. Ma il bisogno di connessione reale è quotidiano, non solo in vacanza. WeMeet serve a creare ‘un'abitudine all'apertura’ anche per chi non è ancora pronto a fare un viaggio vero e proprio, e a mantenere i legami anche dopo”. La visione, conclude, è “quella di diventare un'infrastruttura relazionale che opera su due livelli: il viaggio come esperienza intensa e periodica, e la città come contesto quotidiano. Non più solo turismo, dunque, ma una piattaforma di community Irl, dove il viaggio rimane il cuore, affiancato da micro-esperienze che replicano le stesse dinamiche relazionali nella vita di tutti i giorni”.