L'ex legale di Andrea Sempio a processo a Milano per diffamazione aggravata contro gli storici difensori di Alberto Stasi. L'avvocato rifiuta i riti alternativi, commenta la richiesta di 116mila euro di danni e rilancia una tesi esplosiva sul delitto di Chiara Poggi

«Io l’ho detto in un momento di foga, ero circondato da voi cronisti, che fate il vostro dovere, e naturalmente va preso per quello che è. Io non volevo diffamare gli avvocati Giarda. Ho parlato di “macchinazione” perché mi sembrava una macchinazione. E in effetti il decreto di archiviazione lo conferma». Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, risponde così a Open quando gli si chiede se sia pentito delle dichiarazioni che gli sono valse un rinvio a giudizio per diffamazione a Milano. Al centro del processo, che inizierà il prossimo 14 settembre, ci sono le accuse rivolte allo studio Giarda (storici difensori di Alberto Stasi) per la presunta «macchinazione» costruita attorno a Sempio nel 2016. Ma l’avvocato rilancia e sposta l’attenzione proprio sul passato giudiziario dell’infinito caso Garlasco: «Se leggete il decreto di archiviazione del 2017, troverete un’espressione del dottor Lambertucci, che allora era il gup, in cui parla di un “maldestro tentativo di riaprire le indagini”. Tra “maldestro tentativo di riaprire le indagini” e “macchinazione”, sì, certo c’è una certa differenza. “Maldestro tentativo” evoca la colpa, in un certo senso. Invece “macchinazione” evoca il dolo. Però di mezzo c’è il dolo eventuale».