GARLASCO. L'impronta 33 nella villetta di via Pascoli a Garlasco dove è stata uccisa Chiara Poggi è inutilizzabile per identificare qualunque persona. Sono le conclusioni a cui sono giunti i consulenti di Andrea Sempio nel loro elaborato difensivo depositato in Procura a Pavia. Secondo il dattiloscopista Luigi Bisogno, e l'ex poliziotto esperto di scene del crimine, Armando Palmegiani, la traccia attribuita al palmo destro di Sempio lungo le scale dove fu trovato il cadavere della 26enne non ha i "requisiti sufficienti" di "chiarezza", "qualità" e "documentabilità" per permettere un "giudizio identificativo", si legge in un documento di sintesi che riassume le conclusioni della consulenza tecnica depositata il 25 maggio dagli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia. Le critiche di Bisogno-Palmeggiani al lavoro degli investigatori e ai consulenti dei pm pavesi sono sia sul "piano metodologico" quanto su quello della "dimostrazione grafica" delle presunte 15 minuzie comparabili con quella della mano di Sempio. Secondo il pool difensivo del 38enne, "pur sostenendo l'esistenza di 15 punti/minuzie" i "consulenti della Procura" si "richiamano ordinamenti stranieri e approcci non numerici" in maniera "incoerente con la pretesa sufficienza dei punti individuati". Inoltre, sul piano medico legale emerge che Chiara Poggi non si sarebbe difesa. Le lesioni sulle braccia "sono modeste, superficiali e prive di quei caratteri morfologici che ci si attenderebbe in caso di parata contro colpi inferti con un martello. Mancano, in particolare, ferite profonde o fratture agli arti superiori, che sarebbero piu coerenti con una effettiva interposizione difensiva". E' uno dei passaggi della consulenza del medico legale Sabino Pelosi, esperto del pool difensivo di Andrea Sempio, indagato per il delitto di Garlasco. La consulenza conferma la morte della ventiseienne, "entro il range temporale 7.00 - 12.30 del 13 agosto 2007" - indicato dall'anatomopaloga Cristina Cattaneo, consulente della Procura di Pavia - "e lo collega alle gravissime" lesioni, concentrate sul cranio, e inferte "con elevatissima probabilità" da un martello. "Non viene ritenuta dimostrata alcuna lesivita da difesa, attiva o passiva". La giovane è sopravvissuta per "pochi minuti" e la dinamica dell'aggressione, per il consulente di Sempio, è ridotta rispetto ai 15-20 minuti indicati dalla procura perché l'assassino non avrebbe calpestato i gradini delle scale della cantina dove è stato trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi.
«Impronta 33 inutilizzabile»: la difesa di Sempio smonta le conclusioni della Procura
Secondo la contro - perizia presentata dai legali dell’indagato non avrebbe i requisiti per identificare chi l’ha lasciata














