Roma, 27 mag. (askanews) – Il Giappone ha compiuto un passo decisivo verso la creazione di una struttura di intelligence più centralizzata, destinata a rafforzare il controllo politico e il coordinamento delle informazioni in una fase di crescente tensione nell’Indo-Pacifico. La Camera alta della Dieta ha approvato oggi la legge che istituisce un nuovo Consiglio nazionale di intelligence e un Ufficio nazionale di intelligence, completando l’iter parlamentare dopo il via libera della Camera bassa arrivato in aprile.

La riforma, promossa dalla premier giapponese Sanae Takaichi, viene descritta da diversi osservatori come il più importante riassetto dell’apparato informativo giapponese dal secondo dopoguerra. Non crea ancora una vera agenzia di intelligence estera sul modello della Cia americana o dell’Mi6 britannico, ma segna un cambiamento profondo per un sistema finora frammentato tra ministero degli Esteri, ministero della Difesa, Agenzia nazionale di polizia, Agenzia di pubblica sicurezza e Ufficio informazioni e ricerca del Gabinetto (noto con l’acronimo in inglese Ciro).

Il nuovo Ufficio nazionale di intelligence nascerà dall’elevazione del Ciro e avrà il compito di coordinare raccolta, analisi e condivisione delle informazioni tra ministeri e agenzie. Il Consiglio nazionale di intelligence sarà invece presieduto dal primo ministro e composto da ministri chiave del governo, tra cui il capo di gabinetto e il ministro degli Esteri. E’ un salto politico oltre che burocratico: l’attuale sistema, guidato soprattutto dal livello dei viceministri e dal capo di gabinetto, non ha finora avuto strumenti sufficienti per obbligare le diverse amministrazioni a condividere dati e valutazioni.