L'industria europea si trova a un punto di svolta cruciale. Da un lato, deve affrontare sfide crescenti per mantenere la sua competitività internazionale. Dall'altro, l'attuale crisi energetica ha nuovamente evidenziato le vulnerabilità legate alla dipendenza dell'Europa dai combustibili fossili importati. I prestigiosi think tank tedeschi Agora Energiewende e Agora Industry e francese Institut du développement durable et des relations internationales (IDDRI) hanno presentato oggi l'analisi tecnica “Powering Europe’s industry - Competitiveness, electrification and the role of electricity prices”, condotta dalla società di consulenza Compass Lexecon, che affronta tre questioni centrali: 1. in che misura i costi dell'energia e dell'elettricità contribuiscono a spiegare l'attuale gap di competitività tra i diversi settori industriali e come potrebbe evolversi questa situazione in un sistema industriale più elettrificato? 2. quale ruolo può svolgere un sostegno mirato ai prezzi dell'elettricità nel preservare l'industria europea, facilitandone al contempo la transizione verso la neutralità climatica e una maggiore resilienza economica? 3. quali principi guida possono contribuire ad allineare gli strumenti di politica industriale agli obiettivi di competitività, resilienza e decarbonizzazione?E le risposte che arrivano a questa domande, in gran parte, non sembrano proprio allineate alla ricetta che ieri sembrano aver condiviso con trasporto il presidente di Confindustria Emanuele Orsini e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Anzi, per quanto riguarda il giudizio sul ruolo che svolgere e dovrà svolgere l’Europa vanno in direzioni opposte. Nel riassunto che l’IDDRI fa del report si legge che «Nell'ambito degli sforzi europei per rafforzare la propria competitività, è fondamentale abbandonare i combustibili fossili, i cui prezzi sono volatili. Per le industrie che non hanno ancora elettrificato i propri processi, l'elettricità rappresenta al massimo il 5% dei costi totali di produzione, mentre la spesa per i combustibili fossili si attesta tra il 30 e l'80%. In termini di costi energetici, i settori fortemente dipendenti dal gas fossile affrontano le maggiori sfide in termini di competitività. L'elettrificazione dei processi industriali utilizzando energia pulita prodotta localmente renderebbe l'Europa più resiliente e ridurrebbe la sua spesa per le importazioni di combustibili fossili, che attualmente ammonta a 380 miliardi di euro». Inoltre, uno dei messaggi chiave del rapporto evidenzia che «L'elettrificazione apre nuove opportunità per l'industria, rendendo i prezzi accessibili dell'elettricità sempre più cruciali per la competitività. Tecnicamente fattibile e, in molti casi, economicamente sostenibile, l'elettrificazione trasformerà il consumo energetico, sebbene permarranno significative disparità tra i diversi settori. Entro il 2035, l'elettricità rappresenterà, direttamente e indirettamente, dal 60 al 100% del consumo energetico totale nella maggior parte dei settori, con i costi dell'elettricità che costituiranno dal 10 al 90% delle spese di produzione, a seconda dell'intensità energetica del processo». E mentre il governo dell’hub del gas e del Piano Mattei traccheggia e frena sull’European Green e continua a dire che l’EU ETS è una sciagura per la competitività industriale, Deal, Agora Energiewende, Agora Industry e IDDRI, ricordano che «Entro il 2035, i settori decarbonizzati potrebbero essere più competitivi di quanto lo siano oggi, a condizione che sussistano le giuste condizioni. In molti casi, come nel riscaldamento a bassa temperatura e nell'alluminio primario, un'efficace politica di prezzi del carbonio attraverso il Sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (EU ETS) e il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) potrebbe garantire la competitività dei costi. Per altri settori, potrebbe essere necessario un sostegno mirato ai prezzi dell'elettricità, ma questo dovrebbe essere subordinato agli investimenti nelle energie pulite. In tutti i settori, saranno probabilmente necessarie ulteriori politiche industriali per rimuovere le barriere non energetiche». Esattamente quel che non fa il governo italiano e che Confindustria non ha saputo o voluto fare, andando pianissimo mentre altrove si correva. E per quanto riguarda l’Europa che secondo Giorgia Meloni dovrebbe fare meno e laciarle le mani libere, il rapporto dice invece che «L'Unione europea necessita di una strategia industriale coerente, allineata con le politiche energetiche e climatiche. Per evitare la frammentazione delle politiche, il piano d'azione per l'elettrificazione dovrebbe stabilire un quadro unitario per la riduzione dei costi della rete elettrica e per garantire prezzi dell'elettricità stabili e competitivi, in particolare attraverso contratti per differenza e accordi di acquisto di energia. Il collegamento di tale strategia alla fissazione di un prezzo per il carbonio e alle misure previste dal Clean Industrial Deal, come i mercati pilota, contribuirebbe a costruire un'industria europea resiliente e a impatto climatico zero».
Per stimolare l'industria europea e italiana: competitività, elettrificazione e ruolo dei prezzi dell'energia elettrica
L'industria europea si trova a un punto di svolta cruciale. Da un lato, deve affrontare sfide crescenti per mantenere la sua competitività internazionale. Dall'altro, l'attuale crisi energetica ha nuovamente evidenziato le vulnerabilità legate alla dipend









