C’è un’epidemia silenziosa che corre più veloce dei titoli dei giornali. Mentre l’attenzione collettiva è ipnotizzata dall’allarme per l’Hantavirus — che da settimane domina le cronache alimentando una psicosi per un virus lontano — una minaccia molto più concreta e quotidiana sta attraversando il Paese: l’impennata delle Malattie sessualmente trasmissibili (Mst). Tra un dibattito politico e una riforma economica, l’emergenza reale si consuma nell’ombra delle statistiche, lontano dai riflettori istituzionali.Le Mst sono tornate a correre con una velocità che non si registrava da decenni. La risposta a questa incredibile impennata dei numeri è figlia soprattutto del profondo cambiamento delle abitudini sessuali, prive però di una rete di protezione informativa. Secondo il Rapporto Censis 2026, se l’età media del primo rapporto per i maschi è salita a 19,3 anni, per le donne è scesa a 18,9. Ma sono altri i dati che devono farci riflettere. I rapporti di gruppo coinvolgono ormai il 20,1% degli uomini e il 6,8% delle donne e, non bastasse, se nel 2000 il 60% delle donne dichiarava un solo partner nella vita, oggi la quota è del 27,6%. Chi ne ha avuti sei o più è passata dall’8,4% al 21,8%. Questa fluidità, espressione di una libertà conquistata, non è stata accompagnata da un’adeguata educazione sessuale, creando una prateria per i patogeni.I numeri del contagio: un ritorno al passatoIl quadro delineato di recente dal sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità (Iss) è allarmante. L’Italia assiste a un’impennata a doppia cifra per quasi tutte le infezioni batteriche. La gonorrea ha segnato un balzo dell’83% in tre anni, toccando il picco massimo dagli anni ’90. Non va meglio per la sifilide (+25%), una malattia che molti consideravano erroneamente relegata ai libri di storia, ma che torna a colpire per la scarsa abitudine all’uso del profilattico.Questi numeri raccontano solo la punta dell’iceberg. Per ogni caso registrato ce ne sono decine asintomatici. La clamidia ad esempio, negli ultimi anni aumentata del 21% tra i giovani, essendo spesso “muta”, viene scoperta solo quando i danni sono irreversibili. Nelle donne, un’infezione non curata può causare la Malattia infiammatoria pelvica (Pid), portando a dolori cronici e infertilità permanente. Il contagio è oggi trasversale, democratico e, per questo, più insidioso.L’analfabetismo sanitario e il “Cavallo di Troia”Il cuore dell’emergenza risiede nella confusione tra “infezione” e “malattia”. La popolazione ignora che si può contrarre un’infezione e non manifestare sintomi per anni, restando vettori inconsapevoli. Questa assenza di segnali è il “Cavallo di Troia” delle moderne Mst. Ci si sente sani e si abbassa la guardia, evitando il profilattico.Il panorama delle infezioni odierne spazia dalla clamidia alla gonorrea, dall’herpes genitale alla sifilide, fino all’Hpv. Ognuna di esse è circondata da falsi miti, alimentati da una percezione distorta del rischio che porta a un uso sempre più intermittente del preservativo. Un capitolo a sé merita l’Hiv: qui la percezione sociale è radicalmente mutata, passando da “sentenza di morte” a “condizione cronica gestibile”. A questo si aggiunge l’introduzione della PrEP (profilassi pre-esposizione) che, pur essendo uno strumento scientifico straordinario, ha paradossalmente contribuito ad abbassare la guardia. L’illusione che, grazie ai farmaci, non si muoia più di Aids e si possa prevenire il contagio da Hiv con una pillola, ha convinto molti che ci si possa permettere di non proteggersi affatto, lasciando la porta aperta a tutte le altre patologie sessuali.Il paradosso del neopuritanesimo e il confronto con gli anni ’90L’Italia vive un paradosso culturale: da una parte siamo immersi in una società che “straparla” di sesso, lo usa come strumento di marketing, lo esibisce nei media e lo liberalizza nei comportamenti, dall’altra, siamo pervasi da una sorta di cultura neo-puritana che impedisce l’attuazione di una reale e sistematica educazione sessuale nelle scuole e nei consultori. Abbiamo liberato i corpi, ma smesso di istruire le menti.Il confronto con gli anni ’90 è amaro. In quel decennio, nonostante un’Italia più “bacchettona”, la tragedia dell’Aids, che causò tantissime vittime, spinse lo Stato a una reazione massiccia. Ricordiamo tutti le campagne istituzionali, dalle sagome dai contorni viola agli inviti espliciti all’uso del preservativo. Si martellavano i media per salvare vite. Oggi quella spinta si è esaurita e la prevenzione è sparita dall’agenda politica perché tema considerato tabù.Il caso Hpv: Scienza contro CulturaL’Hpv (Papilloma Virus) è l’esempio di come la scienza fornisca armi — vaccini e screening — che la cultura non vuole usare. Nonostante la correlazione diretta con tumori maligni (cervice, distretto faringeo, anale), la vaccinazione non è ancora patrimonio comune, spesso ostacolata da pregiudizi sulla precocità dei rapporti degli adolescenti. Il virus è democratico: colpisce indipendentemente dallo stile di vita. Spesso asintomatico, può restare silente per anni prima di manifestarsi come lesione precancerosa. In Italia la prevenzione resta frammentata e legata alla buona volontà dei singoli. Senza una comunicazione diretta, la scienza resta chiusa nei laboratori, mentre nelle chat dei giovanissimi le domande restano senza risposta, alimentando dubbi che portano all’evasione dai controlli.Il costo dell’omissione: un autogol economicoLa prevenzione è stata quasi interamente delegata al volontariato, con un drastico calo degli investimenti pubblici. Si tratta di un autogol economico. Quando un soggetto arriva in ospedale già malato per un’infezione trascurata, i costi per il Sistema sanitario nazionale sono infinitamente più alti rispetto a quelli di un test di screening o di una campagna informativa. La prevenzione non è una spesa, è un investimento. Eppure si preferisce tagliare sulla sensibilizzazione, ignorando che ogni euro risparmiato oggi in educazione sessuale diventerà una spesa decuplicata domani in cure antibiotiche, interventi per l’infertilità o trattamenti oncologici.Il limbo dei minori e l’ostacolo legislativoInfine, il paradosso normativo. In Italia un minorenne può accedere ai test per le Mst solo se accompagnato dai genitori. È un cortocircuito perché per un adolescente la paura del giudizio familiare è spesso superiore al timore del contagio. Questo limbo spinge migliaia di giovani al silenzio, trasformandoli in vettori inconsapevoli. È necessario che la legge permetta l’accesso anonimo e diretto ai test per tutelare la salute pubblica dei più giovani.Un’omissione di soccorso comunicativoL’assenza di una comunicazione istituzionale coordinata è, nei fatti, un’omissione di soccorso comunicativo. Evitare di parlare apertamente di sesso sicuro per non urtare sensibilità ideologiche sta condannando migliaia di cittadini alla malattia. Mentre altri Paesi europei investono in campagne moderne e dirette, l’Italia nasconde la polvere sotto un tappeto di neo-puritanesimo che lascia un’intera generazione scoperta. La salute sessuale è salute pubblica, serve un cambio di direzione altrimenti si rischia di lasciare un’intera generazione scoperta di fronte a rischi che la scienza sa come combattere, ma che viene ignorata.