Magnifica Humanitas “rivendica il diritto e il dovere della Chiesa di accogliere nella fede le sfide del tempo e della storia”, e nel farlo “indica come metro delle democrazie e degli Stati ‘la verità’, di cui la chiesa non rivendica il ‘possesso’ perché ‘la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere'”. Conversazione con Alberto Melloni, accademico dei Lincei e grande esperto di Concilio Vaticano II

La prima enciclica di papa Leone XIV “è una potente indicazione sullo ‘stato democratico’, nella sua completezza: non democrazia senza Stato come piace ai populisti, non Stato senza democrazia come piace agli autocrati”. Lo sostiene Alberto Melloni, accademico dei Lincei, professore ordinario di Storia del cristianesimo all’Università di Modena e Reggio Emilia e grande esperto di Concilio Vaticano II, in una conversazione con Formiche.net. Magnifica Humanitas, aggiunge, “indica come metro delle democrazie e degli Stati ‘la verità’, di cui la chiesa non rivendica il ‘possesso’ perché ‘la verità non è un territorio da difendere, ma un bene da condividere'”.

Professore, qual è l’elemento più originale e inatteso di questa enciclica?

Non mi sovviene nessuna enciclica contemporanea – a parte quella “cofirmata” da Bergoglio e Ratzinger – che avesse come indice un atto del predecessore che diventa atto programmatico del successore. Magnifica Humanitas sviluppa i punti che papa Francesco aveva toccato nel messaggio per la giornata della pace del 2024 e al quale è forse possibile che l’allora cardinale Prevost abbia collaborato, come certamente vi lavorarono il cardinale Michael Czerny e padre Paolo Benanti, il teologo francescano al quale il prestigio meritato in sede Onu, nel governo Meloni, nell’Università Luiss, ha dato l’autorevolezza del precursore. Il che introduce un altro aspetto singolare, che ricorda la famosa pipa di Magritte.