Questione di punti di vista. Anche in Formula 1, su uno stesso argomento, si possono avere opinioni diverse, profondamente, a volte quasi opposte. È più strano se ciò avviene coinvolgendo due assi conclamati, probabilmente fra i migliori di tutta la storia della velocità. Le visioni non troppo coincidenti riguardano un dossier che ha acceso molti dibattiti. In verità più fra tifosi e commentatori che fra piloti, ancorati al loro lavoro diventato una ragione di vita. L’oggetto del contendere sono le monoposto del nuovo ciclo tecnico introdotte quest’anno che, per la prima volta, hanno potenza uguale dalle due unità termica ed elettrica.

La F1 è sempre stata uno sport esasperato, condito di talento e coraggio, dove i campioni, indubbiamente, devono fare la differenza. Nel corso del tempo, però, è anche stata progresso e innovazione tecnologica, ricerca e sperimentazione che hanno attratto i grandi costruttori coprotagonisti dell’indubbio successo. Pensate alla Ferrari, un fenomeno planetario in grado di accendere l’entusiasmo a tutte le latitudini. In molti dicono che senza il Cavallino, il sapore dei gran premi sarebbe molto più insipido.

Ebbene, le nuove regole introdotte nel 2026 seguono sicuramente quello che avviene nella realtà: aumento dell’efficienza e delle prestazioni, abbassare i tempi consumando meno carburante che è legato ai costi ed al rispetto ambientale. Sono state ridotte le dimensione dei pneumatici, ma con le nuove power unit le performance delle monoposto sono già uguali. Le nuove tecnologie hanno richiesto un po’ di adattamento dello stile di guida, ma non sembra nulla di sostanziale visto che in cima alla graduatoria i nomi sono sempre gli stessi, con qualche inversione delle posizioni come sempre avviene introducendo delle novità.