Ricerca, innovazione e cura: l’ospedale Maggiore di Novara è capofila di un progetto per la personalizzazione delle terapie del tumore al seno con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita delle giovani donne. Lo studio si intitola Snp-Et, è finanziato dal ministero della Salute nell’ambito del bando sui giovani ricercatori 2024 e coordinato dalla dottoressa Benedetta Conte. Gli altri due centri di eccellenza coinvolti nella sfida sono l’Irccs Policlinico San Martino di Genova e l’Istituto nazionale dei tumori Irccs Pascale di Napoli. L’attività si concentrerà sul bilanciamento tra efficacia e tolleranza delle terapie ormonali nelle giovani pazienti in una fase iniziale di tumore al seno ormono-sensibile, la forma più frequente di carcinoma mammario.

Il racconto della ricercatrice Nonostante l’incisività di queste tipologie di cura, persiste un significativo rischio di recidive tardive anche a distanza di 20-25 anni dalla diagnosi. Il pericolo induce spesso a prolungare i trattamenti con un impatto rilevante su tossicità e qualità di vita. «La terapia ormonale può durare anche 8 anni - spiega Conte, oncologa medica e ricercatrice dell’Università del Piemonte orientale - provocando effetti collaterali come insonnia, stanchezza cronica, dolori articolari e altri problemi.