La direttiva europea sulle case green continua a generare dubbi e timori tra proprietari e operatori immobiliari, soprattutto sul fronte delle possibili sanzioni per chi non si adeguerà agli standard energetici richiesti dall’Unione Europea. In realtà, il testo approvato a Bruxelles non introduce alcun divieto automatico di vendita o affitto per gli immobili meno efficienti, né impone direttamente multe ai cittadini: saranno i singoli Stati membri a decidere come recepire le norme e quali eventuali strumenti utilizzare per favorire la riqualificazione del patrimonio edilizio. Il principio fissato dalla direttiva è chiaro: entro il 2050 gli edifici dovranno raggiungere prestazioni energetiche molto elevate e un livello di emissioni vicino allo zero, riducendo consumi energetici e dipendenza dai combustibili fossili. Per arrivarci, ogni Paese dovrà predisporre piani nazionali di ristrutturazione capaci di tagliare progressivamente i consumi medi delle abitazioni. Per il patrimonio residenziale, gli obiettivi indicati prevedono una riduzione del 16% entro il 2030 e tra il 20% e il 22% entro il 2035 rispetto ai livelli di riferimento. Nel testo definitivo della direttiva è stato eliminato il punto che, nelle prime ipotesi, prevedeva un blocco alla compravendita o alla locazione degli immobili più energivori. In Italia, almeno per ora, prevale un orientamento meno rigido rispetto ad altri Paesi europei, con l’idea di accompagnare la transizione senza colpire direttamente i proprietari. Il rischio più concreto potrebbe arrivare non tanto dalle multe, quanto dal mercato stesso. Con il progressivo miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, le abitazioni più vecchie e con consumi elevati potrebbero perdere valore nel tempo. Nel 2022 le abitazioni in classe A risultavano mediamente più costose fino al 40% rispetto a quelle in classe F o G, con differenze più marcate nelle aree dove i costi energetici pesano maggiormente sui bilanci familiari. Il patrimonio immobiliare italiano resta tra i più datati d’Europa e contribuisce in misura significativa alle emissioni nazionali. La strategia europea punta a rendere la transizione sostenibile anche sul piano sociale, attraverso incentivi mirati soprattutto alle famiglie con redditi più bassi e ai proprietari che avrebbero maggiori difficoltà ad affrontare gli interventi di riqualificazione energetica.
Niente stop a vendite e affitti
La direttiva europea lascia agli Stati il compito di decidere multe e obblighi
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