Siamo ancora nel regno delle indiscrezioni giornalistiche. Di quelle che, però, non cadono all’improvviso ma invece danno concretezza alle affermazioni roboanti pronunciate in questi ultimi mesi di amministrazione Trump. Gli Stati Uniti starebbero per passare dalle parole ai fatti e sarebbero pronti ridurre drasticamente il proprio contributo militare alla Nato con un taglio "significativo" di bombardieri strategici e una "riduzione di un terzo dei caccia”, come scrive la rivista tedesca Der Spiegel.Un corollario dell’America First di Donald Trump, che fin dal suo primo giorno alla Casa Bianca - la stessa cosa valeva durante il primo mandato - ha lamentato lo sproporzionato contributo finanziario degli alleati rispetto a quello americano. Poi, ad esacerbare i rapporti transatlantici, è arrivata la crisi iraniana - con il “no” europeo a un coinvolgimento diretto a Hormuz - e, prima ancora, quella intorno sulla Groenlandia, con gli Stati europei che hanno fatto scudo al fianco dell’isola artica (e della Danimarca) contro le mire neocoloniali del tycoon.Ora sembrerebbe che quelle uscite di Trump - in una delle ultime ha minacciato di ritirare il contingente militare americano da Germania e Italia - starebbero per concretizzarsi. Secondo quanto riportato da Der Spiegel, un inviato del Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth alla fine della scorsa settimana avrebbe informato alti funzionari degli Stati membri sul piano presso il quartier generale della Nato a Bruxelles.Ma in cosa consisterebbero questi tagli “significativi”? Non verrebbero più forniti sottomarini e droni da ricognizione mentre si assisterebbe ad un taglio "notevole di quelli armati”. Gli Stati Uniti "hanno chiarito che intendono mantenere la deterrenza nucleare in Europa nell'ambito della Nato. Per contro, gli europei dovrebbero farsi carico in gran parte da soli della difesa convenzionale del continente”.A Bruxelles il messaggio recapitato dal funzionario del Pentagono Alexander Velez-Green non ha colto di sorpresa gli alleati Nato. Da tempo, infatti, Washington insiste sulla necessità di riequilibrare il peso della difesa comune all’interno dell’Alleanza. Ma, osserva lo Spiegel, nessuno si aspettava “tagli di questa ampiezza”.Il punto centrale è il superamento del tradizionale modello di “burden sharing”, la condivisione degli oneri che finora aveva visto gli Stati Uniti garantire circa metà delle capacità militari della Nato. L’amministrazione Trump punta ora a un vero e proprio “burden shifting”: non più semplice condivisione, ma trasferimento progressivo delle responsabilità strategiche agli europei.Nel mirino c’è il “Nato Force Model”, il dispositivo approvato nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina per rafforzare la prontezza operativa dell’Alleanza. Secondo la linea illustrata da Velez-Green, gli alleati dovranno colmare rapidamente le lacune lasciate dal ridimensionamento americano. Gli Stati Uniti, avrebbe spiegato il funzionario del Pentagono, continueranno a collaborare strettamente con quei partner Nato che si muoveranno con maggiore rapidità nel rafforzamento delle proprie capacità militari.Parole che, secondo alcune fonti citate dal settimanale tedesco, diversi partecipanti all’incontro avrebbero letto come una pressione politica neppure troppo velata. Agli europei sarebbe stato chiesto di presentare già entro l’inizio di giugno, durante la Force Sourcing Conference, proposte concrete su quali Paesi siano pronti a coprire i vuoti lasciati dagli Stati Uniti, in quali ambiti operativi e con quali tempi. Dietro il ridimensionamento americano, secondo fonti militari citate da Spiegel, c’è soprattutto l’esigenza di garantire a Washington maggiore libertà di manovra nell’Indo-Pacifico, nel caso di un aggravarsi delle tensioni con la Cina.
Gli Stati Uniti pronti a tagliare aiuti agli alleati Nato: "Stop a bombardieri, caccia e sottomarini"
Washington starebbe per passare dalle parole ai fatti. Un inviato del Pentagono avrebbe informati gli europei dell'imminenza di tagli "significativi". Nel mirin











