Una tabella di disponibilità militari, aggiornata nelle stanze dove si decide chi, quanto e in quali tempi sarebbe pronto a intervenire se l’Europa dovesse trovarsi davanti a una crisi grave. L’amministrazione Trump si prepara a imprimere una svolta destinata a farsi sentire molto oltre i corridoi di Bruxelles. Washington informerà gli alleati che intende ridurre la quota di capacità militari americane rese disponibili all’Alleanza Atlantica in caso di conflitto o emergenza maggiore.

La misura riguarda il Nato Force Model, il dispositivo che organizza e coordina il bacino di forze che i Paesi alleati dichiarano come potenzialmente impiegabili nelle situazioni più critiche: da una grande crisi regionale fino all’ipotesi più estrema, cioè un attacco contro uno Stato membro. Il Pentagono avrebbe deciso di ridimensionare in modo significativo il proprio impegno nel quadro del modello di forza dell’Alleanza. Gli Stati Uniti vogliono che gli europei si facciano carico in misura crescente della difesa convenzionale del continente.

Che cos’è davvero il Nato Force Model

Per anni il riferimento principale è stato la NATO Response Force. Ma dopo l’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina nel 2022, l’Alleanza ha accelerato un processo di riforma molto più profondo. Al vertice di Madrid del 2022 gli alleati hanno deciso di creare un nuovo schema; a Vilnius, nel 2023, hanno approvato ulteriori piani di difesa regionali; nel luglio 2024 è stata attivata la Allied Reaction Force e il Nato Force Model ha sostituito formalmente la precedente struttura di risposta. L’obiettivo dichiarato dalla Nato è semplice da riassumere ma ambizioso da realizzare: disporre di un insieme più ampio di forze disponibili e più rapidamente impiegabili, così da reagire a qualsiasi scenario anche con pochissimo preavviso.