A Berchidda la proprietà pubblica della rete elettrica è diventata il perno di un modello energetico sperimentale che, negli ultimi dieci anni, ha trasformato il piccolo centro del Logudoro in un laboratorio osservato anche a livello europeo, che punta su smart grid, fonti rinnovabili e comunità energetiche. «L’elemento distintivo è proprio la proprietà della rete di distribuzione – spiega il sindaco Andrea Nieddu. – Una scelta che consente di costruire un modello energetico tecnologicamente avanzato e vicino al territorio».Quando il Comune decise di non cedere l’infrastruttura, la situazione era complessa: impianti obsoleti e diverse criticità gestionali. Da quelle difficoltà nacque l’idea di trasformare la rete in un sistema intelligente, non solo capace di distribuire energia, ma anche di integrare quella prodotta localmente dai cittadini attraverso il fotovoltaico. Quell’intuizione ha fatto di Berchidda un laboratorio della transizione energetica, diventato nel corso del tempo un caso di studio a livello nazionale ed europeo, dove tecnologie e modelli vengono sperimentati prima di una possibile applicazione su larga scala.Negli ultimi anni il Comune ha partecipato a sette progetti europei insieme a molti partner tra cui alcuni in Francia, Spagna, Norvegia e Grecia, ottenendo circa otto milioni di euro tra fondi regionali e comunitari. Le iniziative spaziano dall’installazione di impianti di climatizzazione ad alta efficienza alla sperimentazione di sistemi di irrigazione alimentati da energia solare, fino a progetti per la produzione di biogas nelle aziende agricole e test sulla sicurezza informatica delle reti elettriche. Uno dei primi interventi, all’interno del progetto LocalRes iniziato nel 2021, ha riguardato la riqualificazione energetica di alcuni edifici dove sono stati installati pompe di calore e sistemi di monitoraggio. «In parallelo è stato possibile grazie al progetto Masterpiece sensibilizzare la popolazione sul tema delle CER per orchestrare questi sistemi in modo intelligente, massimizzando l’uso dell’energia rinnovabile prodotta localmente», spiega Simone Buffa di R2M Solution, partner del Comune.Fondamentale il coinvolgimento dei cittadini. «Si tenevano incontri periodici e avevamo a disposizione strumenti per seguire l’andamento dei consumi e del progetto – racconta Bruno Carta, uno dei residenti partecipanti al progetto LocalRes–. Ci siamo sentiti accompagnati passo dopo passo». Le ricadute non sono solo ambientali. I progetti mirano anche a generare nuove opportunità economiche nel settore delle rinnovabili, aumentare l’attrattività del territorio e sviluppare forme di turismo legate alla ricerca e all’innovazione. «Non si tratta solo di energia – sottolinea Nieddu – ma di costruire un nuovo modello di sviluppo e di comunità.Il fotovoltaico sui tetti delle case di BerchiddaPiù recente è il progetto europeo ICONIC avviato nel 2025, dove si stanno testando tecnologie per l’agricoltura sostenibile. A Berchidda verranno sperimentati sistemi di irrigazione alimentati da fonti rinnovabili e impianti per la produzione di biogas dagli scarti agricoli. «Ciò che prima era un rifiuto può diventare una risorsa – spiega Buffa – generando energia e riducendo la dipendenza delle imprese locali». Tra le realtà coinvolte c’è il Caseificio Limbara, azienda agricola familiare, con una trentina di capi bovini e una produzione a chilometro zero. Il titolare Marco Puggioni aveva già investito nel fotovoltaico per ridurre i costi energetici. Ora guarda oltre: un micro-impianto di biogas in grado di trasformare liquami e scarti della lavorazione del latte in energia, che sarà installato a costo zero per l’utente. «È un contenitore, detto digestore, in cui i residui fermentano producendo energia elettrica – spiega -. Un’opportunità che aspettavo da tempo, ma che finora aveva costi troppo elevati». Se i risultati registrati nella fase sperimentale saranno positivi, l’azienda non escluderà un ampliamento dell’impianto. Il processo consente inoltre il riutilizzo dei residui come fertilizzanti, in una logica di economia circolare.Resta però aperto il nodo della sostenibilità finanziaria del sistema elettrico. «L’avanzata sperimentazione tecnologica necessita di fondi adeguati, atti anche a garantire la gestione ordinaria del servizio». L’idea del sindaco è inserire il sistema elettrico locale in una struttura pubblica più ampia, capace di sostenerne gestione ordinaria e sviluppo. «Berchidda potrà sopravvivere solo se entrerà a far parte di un soggetto giuridico di dimensione regionale, in grado di rendere sostenibili i costi di gestione». Sul fronte della pianificazione energetica, la linea è chiara: concentrare gli impianti rinnovabili nelle aree industriali già esistenti o immediatamente limitrofe, evitando nuovo consumo di suolo.Il Comune lavora anche alla comunità energetica rinnovabile CER Limbara, già costituita ma non ancora operativa a causa di vincoli normativi. «Abbiamo oltre cento impianti fotovoltaici, ma non possiamo sfruttarli pienamente, poiché antecedenti la data di registrazione della Cer» spiega Nieddu. Il coinvolgimento dei residenti è necessario a fare comprendere benefici e funzionamento delle comunità energetiche. «Il prossimo passo sarà realizzare un impianto fotovoltaico anche mediante la partecipazione dei cittadini, destinato ad alimentare la comunità energetica e ridurre i costi in bolletta». Al di là dei numeri, l’esperienza di Berchidda si configura come un laboratorio di innovazione a cielo aperto. «Non tutto può essere valutato soltanto in termini economici – conclude il sindaco –. Investire in R&D rappresenta sì un costo, ma porta come beneficio know how e qualità del servizio replicabili».