C'è qualcosa di quasi filosofico nell'idea di immagazzinare l'energia. L'acqua che scende dalle montagne porta con sé una forza che gli esseri umani hanno imparato a imbrigliare da secoli, prima con i mulini, poi con le turbine, infine con i grandi impianti idroelettrici che ancora oggi costituiscono una delle colonne vertebrali del sistema energetico europeo.

Ma l'acqua non chiede il permesso. Scende quando piove, si accumula quando nevica, si esaurisce nei periodi di siccità. La rete elettrica, invece, ha bisogno di stabilità: ogni secondo, domanda e offerta devono bilanciarsi in modo quasi perfetto. È questa tensione, tra la natura imprevedibile e la rete che non tollera imprevisti, al cuore di una delle sfide tecnologiche più ambiziose degli ultimi anni.

La risposta, almeno in parte, si chiama BESS4HYDRO, e prende forma in un angolo remoto delle Alpi bergamasche, nella frazione di Dossi, nel comune di Valbondione, alta Val Seriana, provincia di Bergamo. Qui, in una centrale costruita negli anni Venti del Novecento, un edificio austero e bellissimo, in pietra, con grandi finestre rettangolari reticolate, lampade in ferro battuto e un tetto ispirato al frontone di un tempio greco, Enel ha avviato un esperimento che non ha precedenti in Europa.