Radev e Fico, attenti a quei due. Il primo, bulgaro, vincente con la maggioranza assoluta dei seggi alle elezioni di Sofia. Il secondo, slovacco, a capo del governo di Bratislava dal 2023, sopravvissuto a un attentato e coinvolto nel 2018 in una oscura storia di corruzione, omicidi e rapporti di suoi ministri con la 'ndragheta calabrese. Entrambi legati ai vecchi assetti di potere e amici di Mosca (Radev, ex top gun nell'aeronautica, è già stato presidente della Repubblica per quasi un ventennio, mentre Fico è alla sua quarta esperienza come capo dell'esecutivo slovacco).

Convergono su un punto: sono desiderosi di raccogliere i massimi vantaggi economici possibili dalla Ue, ma concedendole, a denti stretti, il minimo sostegno politico indispensabile. Adesso, caduto con Orbán in Ungheria il più importante avamposto della Russia, Fico ha applicato la tattica ai 90 miliardi stanziati dalla Ue per rafforzare l'esercito e l'economia ucraina. Alla fine ha detto sì, purché non si chieda di sborsare soldi al suo Paese. E purché il petrolio russo continui a soccorrere l'economia slovacca attraverso il gasdotto Druzhba (in russo significa “amicizia” ed è parte integrante della strategia politico-militare e propagandistica di Mosca).