ROMA È andata bene, presidente? «Be sì, menomale...». Lascia il palco dell'assemblea di Confindustria tirando un sospiro di sollievo Giorgia Meloni.Incassa il lungo applauso finale degli imprenditori, il grazie sussurrato nell'orecchio dal numero uno degli industriali Emanuele Orsini e la stretta di mano convinta del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ascoltato i 36 minuti del suo intervento senza mai smarrire l'attenzione, vivace negli occhi cerulei. Meloni, sfida all’Europa: «Faccia meno, ma meglio» Meloni scende dal palco incerta sul tacco 12, complice la tensione di un appuntamento che è anche la cartina di tornasole dei suoi 4 anni a Palazzo Chigi. I giornalisti in sala attivano i sensori dell'applausometro: saranno freddi? Incerti? Convinti? Il bilancio finale ha il segno più, e non era scontato visti i tempi che corrono. Tempi da brividi, li richiama anche Orsini aprendo la kermesse. Il presidente di viale dell'Astronomia usa bastone e carota con il governo schierato in prima fila sulle poltrone di velluto rosso.

Riconosce l'impegno sul nucleare, sul piano casa, sulla Zes unica. Ma chiede anche più coraggio. Un'intesa trasversale su energia, crescita delle Pmi, innovazione, semplificazioni e nuove risorse per lo sviluppo. Di liberare 20 miliardi per scuola, sanità e crescita, mentre in sala fa risuonare l'allarme su salari troppo bassi e caro energia che minaccia le imprese.Soprattutto, bacchetta l'Europa. Impaludata in una burocrazia «lunare» mentre la Cina «sta colonizzando i nostri mercati». Ed è qui che si incunea, furbescamente, l'intervento della presidente del Consiglio, che decide di battere la lingua dove il dente duole, con Bruxelles che si fa muro di gomma davanti alla richiesta italiana di maggiore flessibilità per fronteggiare la fiammata dei prezzi innescata dal blocco di Hormuz.La mossa anti-burocrazia «Non ho cambiato idea sulle spese per la difesa - mette in chiaro la presidente del Consiglio - se non ti sai difendere lo pagherai in altri campi. Le spese per la difesa sono spese per la libertà, ma se non aiutiamo imprese e famiglie rischiamo che domani non ci sia più nulla da difendere».Anche perché, attacca certa di trovare terreno fertile tra gli industriali, «l'attuale configurazione dell'Ue» è la «principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino», e che ci vede alle prese con «un gigante burocratico» «inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale».Chi muove critiche, oggi come in passato, «non lo fa per distruggere, lo fa per costruire. Non lo fa perché è il cavallo di Troia di qualche oscuro potere o interesse - rivendica la premier - lo fa perché ha a cuore la propria civiltà e la sua capacità di incidere nel futuro». E per fare la differenza serve un cambio di passo non più rinviabile, per Meloni come per gli industriali raccolti in sala. «Noi chiediamo che l'Europa faccia meno e lo faccia meglio», sferza l'Ue la presidente del Consiglio, mentre Elly Schlein - assente alla Nuvola, disertata da tutti i big del campo largo eccezion fatta per Nicola Fratoianni - coglie la palla al balzo per ricordarle che a Bruxelles a negoziare va lei ormai da 4 anni. Come a dire che le chiacchiere stanno a zero.Ma Meloni tira dritto, e cerca di sorpassare a destra la burocrazia elefantiaca che fa dell'Europa un pachiderma pigro. Chiede a Confindustria di giocare di squadra: «Vorrei proporvi di avviare subito un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia». Chiaro che, con quel po' di tempo che le resta da governare, è una proposta che guarda più che altro al futuro, un'opa per il 2027. Perché un cantiere non lo tiri su in un giorno, soprattutto non lo smantelli poco più avanti.Ma i risultati delle comunali del giorno prima, soprattutto l'inattesa vittoria al primo turno a Venezia, portano Meloni e i suoi a credere che la partita per le prossime politiche non sia affatto persa, ma tutta da giocare.Zes e nucleare Intanto si guarda al tempo che resta, da consumare fino all'ultimo minuto utile. La premier rilancia sulla ripresa della produzione nucleare, «un obiettivo alla nostra portata», «una svolta per la nostra competitività»: «Sono molto determinata su questo». Come sulla necessità di «mutuare» i meccanismi della Zes che hanno fatto ripartire il Sud - risultato che rivendica con forza - estendendoli al resto del Paese. «Non dobbiamo temere di volare alto, di osare, di liberarci dalle incrostazioni, di scardinare le abitudini, per concentrarci su quello che alla fine sappiamo fare meglio, che è: resistere, inventare e rilanciare. Sic itur ad astra, scriveva Virgilio. Così si sale alle stelle. Siate coraggiosi - esorta gli industriali -e io vi prometto che farò lo stesso».Mentre si allontana, tutti le si fanno attorno, più d'uno prova a chiederle udienza: «senti Patrizia» (Scurti, segretaria particolare e donna ombra di Meloni, ndr), «è la padrona del mio tempo», risponde lei con ironia. Si ferma qualche attimo con Luca Cordero di Montezemolo, insieme inforcano l'ascensore che ospita anche Gianni Letta per la discesa, mentre Ignazio La Russa si vede costretto a ripiegare sulle scale. «Sempre bello farsi dare un passaggio dal presidente», ci scherza su l'ex numero 1 di Confindustria, che promuove l'intervento della premier a pieni voti: «l'ho vista decisa, assolutamente sul pezzo», dice, suggellando con un sorriso la prova superata.