All’assemblea generale di Confindustria, al centro congressi La Nuvola di Roma, Giorgia Meloni interviene dopo la relazione di Emanuele Orsini e prova a portare il confronto con gli industriali dentro una cornice di collaborazione. In platea c’è Sergio Mattarella, che la presidente del Consiglio ringrazia definendo la sua presenza "un richiamo al peso dell’industria italiana non solo sul piano economico, ma anche storico, identitario e culturale".Il messaggio iniziale è rivolto direttamente agli imprenditori. Tra governo e imprese, dice Meloni, possono esserci “posizioni diverse”, ma l’obiettivo è lo stesso: mettere la nazione nelle condizioni migliori per affrontare le sfide di questa fase. La premier rivendica il lavoro fatto dall’esecutivo e sottolinea il ruolo del sistema produttivo nella reputazione internazionale dell’Italia. Se il Paese è riconosciuto come patria “del bello, del buono e del ben fatto”, afferma, è merito delle imprese e dei lavoratori.Il terreno di maggiore sintonia con Confindustria è l’Europa. Meloni si muove sullo stesso asse indicato da Orsini e definisce l’Unione europea “un gigante burocratico” che troppo spesso ha sacrificato competitività e crescita strategica a favore di “approcci ideologici e tecnocratici”. Bruxelles, sostiene, è stata molto efficace nel moltiplicare regole su ogni aspetto della vita comune, ma molto meno nel far pesare la propria voce nello scenario globale. La presidente del Consiglio dice che i pacchetti Omnibus in discussione non bastano e che bisogna fare di più per “disboscare la giungla normativa” accumulata negli anni. Rivendica il lavoro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e con altri leader europei, ma aggiunge un punto politico: la burocrazia deve accompagnare gli indirizzi della politica, non sostituirsi alla politica. Anche da qui, secondo Meloni, passa il cambio di passo dell’Europa.Sul piano interno, la premier propone a Confindustria di aprire subito un “cantiere comune” per una riforma della burocrazia italiana. L’impostazione rivendicata è liberale: "se la regola è la libertà", dice, "tutto ciò che non è vietato per un interesse superiore già tutelato deve essere consentito, senza lacci e gabbie che finiscano per soffocare l’iniziativa economica". È una risposta a una delle richieste più ricorrenti del mondo industriale. Meloni apre anche al riordino degli incentivi e delle tax expenditures, si dice disponibile a discutere la riforma della responsabilità delle imprese perché non si trasformi in una criminalizzazione dell’attività produttiva, e cita il rilancio dei Pir, i piani individuali di risparmio, come strumento per orientare più capitale verso l’economia reale.Anche sul Mezzogiorno la premier raccoglie uno dei punti centrali della relazione di Orsini. “Quando lo Stato crea le condizioni favorevoli, il Sud sa rispondere con energia”, dice, spiegando che non si tratta di una questione meridionale, ma nazionale. Sul modello della Zes Unica, il governo sta studiando meccanismi tecnici per estendere alcune semplificazioni al resto del territorio, affiancandole all’iperammortamento. La presidente del Consiglio accoglie poi la proposta di includere negli incentivi anche gli investimenti in software e cloud. La definisce “corretta e intelligente”, perché il sistema produttivo deve fare i conti con il mondo verso cui si sta andando.Sull’Ets, Meloni si allinea alla critica degli industriali. Parla di una “tassa paradossale” che finisce per creare ulteriori disparità tra le imprese europee e i concorrenti internazionali. Secondo la premier, invece di sospendere il meccanismo, in Europa si continuano a difendere “totem ideologici”. “Non è la strada giusta”, dice, perché rischia di accompagnare il continente verso il declino.Il tema energetico si intreccia con la crisi iraniana e con le tensioni nello Stretto di Hormuz. Meloni richiama l’impatto che l’instabilità nell’area può avere su famiglie e imprese e spiega che l’Italia ha chiesto alla Commissione europea di estendere la flessibilità già prevista per sicurezza e difesa anche agli interventi necessari a fronteggiare la crisi energetica. Ma ribadisce l'impegno del governo per il ritorno al nucleare: "Noi vogliamo proseguire speditamente su questa strada. Entro l'estate sarà approvata la legge delega".La premier difende anche la linea sulle spese militari, pur cercando un equilibrio con le esigenze dell’economia. “Le spese per la difesa sono il prezzo della libertà”, afferma, consapevole che il tema resta impopolare in Italia. Ma aggiunge che, se non si aiutano famiglie e imprese a superare l’impatto della crisi energetica, si rischia di non avere più “niente da difendere”. L’intervento si chiude così su una convergenza evidente con Confindustria: meno burocrazia, più competitività, revisione delle regole europee, attenzione al costo dell’energia e agli investimenti. Restano più laterali altri temi, a partire dai salari, che Orsini aveva invece richiamato in modo esplicito nella sua relazione.Al termine dell’assemblea, Meloni si è fermata per alcuni minuti in ascensore con Gianni Letta. Alla Nuvola non c’era invece Marina Berlusconi.
L'intervento di Meloni all'Assemblea di Confindustria: “L'Europa pensi alla crescita". E vede G. Letta
Per la premier, l’Unione deve liberarsi dalla “giungla normativa” che frena la competitività. Poi rilancia il dialogo con le imprese, apre a un cantiere comune su burocrazia e AI e attacca l’Ets: “Una tassa paradossale”. E sul nucleare: "Ci torneremo sicuramente". Alla Nuvola non c'è Marina Berlusconi, ma Meloni parla a lungo con l'ex braccio destro del Cav.











