Confindustria chiede tanto, il governo può offrire poco. E così l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni è per lo più evasivo. Pochi e freddini gli applausi. Metà del discorso è una tirata contro l’Unione europea, indicata come causa di qualsiasi male che affligge il paese. Nel mirino ci sono, naturalmente, le normative contro la crisi climatica con Meloni rivendica l’azione svolta a Bruxelles per cercare di ridimensionare gli obiettivi ambientali.
“È fondamentale per la competitività dell’intero sistema produttivo europeo avere il coraggio di contestare e correggere un approccio ideologico alla transizione energetica che ha provocato danni enormi senza produrre i vantaggi ambientali decantati“, tuona Meloni che poi liscia il pelo al padrone di casa: “Ha ragione Orsini quando dice che una tecnologia non si cambia per norma: solo chi non aveva mai messo piede in un capannone poteva pensare di farlo, ma è quello che ha fatto l’Europa scegliendo la strada forzata della transizione all’elettrico, le cui filiere sono controllate dalla Cina. Io, ha aggiunto Meloni, ancora oggi non riesco a capire il senso strategico di fare una scelta del genere”. Meloni rilancia quindi sul nucleare, con qualche accenno a progetti piuttosto vaghi e ignorando gli esiti referendari che ormai non sembrano interessare più a nessuno.















