“Qui comanda Zapatero”, scriveva Rodolfo Reyes, imprenditore venezuelano, azionista principale di Plus Ultra, all’allora presidente della compagnia aerea, Julio Martínez Sola. Nei messaggi, scambiati tra le 14.26 e le 14.29 del 5 dicembre 2020. Pochi mesi dopo la compagnia, all’epoca quasi sconosciuta al pubblico, verrà salvata dal governo Sánchez con 53 milioni di euro. E in quello scambio tra smartphone filtra l’imminente viaggio dell’ex-premier spagnolo a Caracas, “in aereo privato” per “vegliare sulla trasparenza delle elezioni”. Che in seguito diventa oggetto di ironia.
I messaggi, intercettati dall’Udef, l’organo di polizia che indaga sui reati fiscali in Spagna, rivelano l’ostentazione di una “posizione di autorità” di Zapatero nel Paese sudamericano. E l’”autorità” c’era, almeno dal 2015, quando il leader socialista approdò come osservatore alle elezioni parlamentari. In seguito, i circuiti più stretti del governo di Nicolás Maduro lo definirono “campione della pace” e lui stesso gli ha dato carta bianca per intervenire direttamente nei momenti più delicati della politica interna venezuelana: dalle elezioni presidenziali di agosto 2024 alla recente Legge di amnistia, di cui hanno beneficiato centinaia di persone detenute per ragioni politiche. A tal punto che l’ex premier socialista veniva definito il “cancelliere ombra” di Palazzo di Miraflores. “Grazie a Zapatero per la sua mediazione”, disse l’allora vicepresidente Delcy Rodríguez a seguito del maxi scambio di prigionieri avvenuto a luglio 2025 tra il Venezuela e gli Stati Uniti.












