"Sono stato 38 volte in Venezuela dal 2015 e credo di sapere qualcosa di ciò che succede da quelle parti”. Chi parla è José Luis Rodríguez Zapatero in un’intervista del 2020 ai microfoni di Cadena Ser. L’ex primo ministro spagnolo fa un discorso articolato. Con un gesto della mano ha anche zittito la giornalista che stava per fare un’obiezione: “L’approccio nei confronti del Venezuela prima o poi dovrà cambiare”, dice che c’è molta disinformazione e che è sbagliato “promuovere sanzioni per far soffrire un popolo”. Conclude che nei grandi conflitti internazionali bisogna sempre cercare una via d’uscita pacifica.Zapatero in Venezuela ci era andato, fra l’altro, come osservatore alle legislative del 2015 e alle presidenziali del 2018. Ci tornerà nella stessa veste per le presidenziali del 2024 e non vedrà mai nessun indizio di broglio. Saprà tuttavia negoziare una “via d’uscita pacifica” per Edmundo González, costretto all’esilio in Spagna per essersi candidato come oppositore davvero alternativo a Nicolás Maduro in sostituzione di María Corina Machado, messa preventivamente fuori gioco dal regime. E il punto centrale della risposta di Zapatero in quell’intervista è un altro. Siamo a fine gennaio del 2020, l’oppositore di Maduro è Juan Guaidó, all’epoca considerato dalla comunità internazionale (a cominciare dallo stesso governo Sánchez) il presidente ad interim del Venezuela che avrebbe dovuto guidare il paese verso una transizione post-Maduro, e a Zapatero veniva chiesto se avesse fatto bene il primo ministro a cancellare un incontro con lui. Zapatero non ha dubbi: Sánchez aveva fatto bene.Oggi Zapatero è indagato per aver fatto affari illeciti con il regime di Maduro servendosi di società fantasma in Spagna e a Dubai e dei suoi preziosi contatti venezuelani. Almeno dal 2018 è nota la sua amicizia con l’allora ministra della Comunicazione, Delcy Rodríguez, che in breve sarebbe diventata vicepresidente e poi presidente ad interim che gestisce la transizione post-Maduro (per conto di Trump). Sempre a gennaio del 2020, Delcy è atterrata in gran segreto all’aeroporto di Madrid. E’ soggetta a sanzioni da parte dell’Ue (che sta con Guaidó) e non può mettere piede in Europa, perciò – con un’osservanza meramente formale del dettato europeo, mentre dalla pancia del velivolo si notava un giro di decine di valigie diplomatiche mai chiarito – un potente ministro del governo Sánchez, José Luis Ábalos (oggi in carcere per uno scandalo sugli appalti delle mascherine anti-Covid), sale su quell’aereo e si incontra con la vicepresidente, che poi riprenderà il volo per Dubai.Al di là delle verità giudiziarie che potranno emergere o no, ci sono svolte politiche che assumono un interesse particolare alla luce di ciò che si legge nelle carte dell’inchiesta. Sánchez è stato il primo leader a riconoscere l’autorità di Guaidó all’inizio del 2019, quando il suo primo governo è in carica solo da qualche mese. Nel corso di quell’anno, però, ci sono due tornate elettorali difficili in cui nessun partito ottiene la maggioranza assoluta. Il secondo governo Sánchez può insediarsi il 13 gennaio 2020 solo grazie a un accordo con Podemos, partito fondato da giovani accademici cresciuti alla corte di Hugo Chávez proprio negli anni in cui, secondo un certo messianismo terzomondista, la crisi economica mondiale avrebbe fatto crollare per sempre il capitalismo. Quando Sánchez chiude la porta a Guaidó è forse il primo momento in cui il premier sembra come “hackerato” (l’altra svolta avverrà quando nel 2023 avrà bisogno dei voti dei catalanisti e cambierà idea sull’amnistia ai secessionisti).Con questa “maggioranza venezuelana” a Madrid, si apre una corsa tra uomini forti sul corridoio di Caracas. Due settimane dopo l’incontro fra Delcy e Ábalos, Zapatero si fa ricevere nel Palazzo di Miraflores da Maduro, che cerca interlocutori diretti con il governo spagnolo. Podemos, su cui Chávez aveva puntato, non farà mai il sorpasso elettorale che all’inizio ci si aspettava e Zapatero presenta altre credenziali. Non si sa se Ábalos stesse provando a pestargli i piedi, si sa che un anno dopo sarà oggetto di un inatteso rimpasto ministeriale. Uno degli uomini più potenti del Psoe di Sánchez lasciava il governo, più tardi arriveranno le accuse e il carcere. Qualche giorno fa, il quotidiano El Mundo riportava una frase attribuita a lui in conversazioni con chi gli è rimasto vicino nella disgrazia. Pare abbia detto: “Se cade Zapatero, cade tutto. Dopo Sánchez, il nulla”.
Zapatero e il filo venezuelano nel campo progressista spagnolo
L'ex premier socialista si è accreditato per anni come mediatore in Venezuela, ma senza prendere davvero le distanze da Maduro. Ora l’inchiesta su quelle relazioni riapre il caso politico a Madrid: Ábalos, Podemos e il Venezuela tornano a pesare sul governo Sánchez











